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⁂ Fediverso e Social Network ⁂ @socialnetwork.mastodon.uno.ap.brid.gy · 04/10/2026
💔 Purtroppo un'altra app lascia il Fediverso. Questa volta è una delle più conosciute: #Fedilab. Dopo 9 anni di lavoro, lo sviluppatore ha deciso di fermarsi. La pressione costante e il peso di portare avanti da solo un progetto così importante sono diventati semplicemente troppo. Questa è […]
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La #commissione #UE ha un' #alternativa sovrana a #Teams. Che però non piace ai #dipendenti | #DDay.it #uno #element #matrix #dati #elementpro Con gli #stipendi che prendono si impegnino un attimo #sfigati […]
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Aggiornamento del Trilogo su #ChatControl 2.0: per ora nessun accordo per la scansione di massa – Il Parlamento europeo rimane contro i “Piani di perquisizione” Abbiamo guadagnato qualche settimana. Il fatto che il Parlamento abbia tenuto duro nonostante le forti pressioni dimostra che la […]
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La #Strage di #Ustica e la #Francia: «Così la #Nato ha detto il #falso sugli #aere i» - #Open #uno www.open.online/2026/09/29/strage-u…
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⁂ Fediverso e Social Network ⁂ @socialnetwork.mastodon.uno.ap.brid.gy · 29/09/2026
Dopo anni si servizio finto gratuito ora Facebook/Meta passa a mungere i suoi utenti chiedendo ai proprietari delle Pagine Facebook un abbonamento mensile per poter pubblicare link verso siti esterni! […] [Original post on mastodon.uno]
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#Premio #Internazionale della #Cultura a Wanna Marchi e Stefania Nobile in #Campidoglio #uno #wannamarchi #stefanianobile #buffoni L' #italia é un #paese meraviglioso 🤡🤡🤡 […]
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Ora che #POS e #scontrini sono collegati, sono emersi 11,8 #miliardi di #euro in più: l'effetto sull' #evasione #uno www.fanpage.it/politica/ora-che-pos…
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La situazione #carburanti spiegata facile #carburante #riarmo #satira #vignetta #natangelo #uno #meloni #trump natangelo.it/2026/09/27/la-situazio…
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La situazione carburanti spiegata facile
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F-Droid 2.0 cambia volto: nuova app Android, ricerca migliorata e più controllo sulla privacy
F-Droid 2.0 rinnova completamente l'app Android con nuova interfaccia, ricerca avanzata, installazioni più semplici e funzioni per la privacy
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:fedora: filippodb ⁂ :cc: @filippodb.mastodon.uno.ap.brid.gy · 26/09/2026
RE: mastodon.uno/@fondazioneannozero/11… Benvenuti alla Fondazione Anno Zero ETS: @fondazioneannozero È un piacere avere con noi un’associazione che fa cose meravigliose e che usa Mastodon per rilanciare politiche importanti per una tecnologia più etica su palcoscenici […]
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Il #decreto sugli #studenti #stranieri è stato fortemente #ridimensionato #governo #meloni #valditara #uno #pagliacci 🤡🤡🤡🤡🤡🤡🤡🤡🤡 www.ilpost.it/2026/09/26/limite-stu…
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Il decreto sugli studenti stranieri è stato fortemente ridimensionato
Nell'ultima versione il governo ha inserito molte deroghe che lo rendono applicabile in pochi casi
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informapirata ⁂ :privacypride: @informapirata.mastodon.uno.ap.brid.gy · 26/09/2026
La più grande rivoluzione dell'istruzione pubblica italiana: gli istituti tecnici e professionali diventeranno licei tecnologici e licei professionali 🤡🤡🤡 «Continuiamo così sulla strada imboccata con il Liceo del Made in Italy e la riforma del “4+2”, che quest’anno entra a regime e che dà ad […]
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Un #tetto alla scuola | natangelo #scuola #satira #vignetta #natangelo natangelo.it/2026/09/22/un-tetto-al…
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Un tetto alla scuola
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#Festival di #Open, il #presidente dell' #Anm Tango: «La #politica non vuole #delinquenti scarcerati? Cambi le #leggi» - Il #video - Open #uno Non é difficile ma a questi #buffoni fa comodo www.open.online/2026/09/19/festival…
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#Chrome sta per essere superato su #Android, chi è il rivale? - #Tom'sHardware #brave #firefox #uno www.tomshw.it/smartphone/chrome-sup…
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Chrome sta per essere superato su Android, chi è il rivale?
Un sondaggio tra quasi 1.500 utenti Android mostra Chrome primo con il 32,1% dei voti, ma Brave è vicinissimo al 27,2%. Ecco le alternative più valide.
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Le #IA #copiano i #contenuti dai #siti #web, un #dirigente #Microsoft ammette: 'Il più grande #furto di #lavoro nella #storia dell' #umanità' | #HardwareUpgrade #uno #bigtech #copyright #openai […]
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Un solo #portafoglio per 27 sistemi: l' #UE può creare un' #identità #digitale non #tracciabile ? | #Euronews #uno @sicurezza #sicurezza #money it.euronews.com/my-europe/2026/09/1…
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Un solo portafoglio per 27 sistemi: l'UE può creare un'identità digitale non tracciabile?
L'Ue punta a dotare ogni cittadino di un portafoglio di identità digitale entro fine 2026. I gruppi per i diritti digitali avvertono che le garanzie non sono pronte e che il sistema rischia di facilitare la sorveglianza degli europei. #EuXl
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⁂ Fediverso e Social Network ⁂ @socialnetwork.mastodon.uno.ap.brid.gy · 15/09/2026
⚠️ I servizi offerti del collettivo #AutisticiInventati cesseranno definitivamente entro pochi giorni, il 18 settembre. A partire da tale data, email, siti e #blog ospitati su #Noblogs federati nel @fediverso non saranno più disponibili. Vi invitiamo a procedere quanto prima al salvataggio dei […]
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Violazione #Revolut. La banca ricerca un fabbro per chiudere la porta della stalla... 🤡 "Cerchiamo un DPO che guidi e implementi i nostri framework di conformità in materia di protezione dei dati e intelligenza artificiale in Lituania. La risorsa si assicurerà che le operazioni che coinvolgono […]
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La manovra di #Picard di #StarTrek funziona meglio di quanto pensassero gli sceneggiatori | #HardwareUpgrade #uno #fisica www.hwupgrade.it/news/web/la-manovr…
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La manovra di Picard di Star Trek funziona meglio di quanto pensassero gli sceneggiatori
Un fisico brasiliano ha rifatto i calcoli dietro la celebre mossa di Picard contro i Ferengi in Star Trek: The Next Generation e ha scoperto che la Stargazer produrrebbe tre immagini invece delle due ipotizzate dagli sceneggiatori
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#Nutri-Score e #Yuka: le tattiche delle #lobby contro l’ #informazione dei #consumatori - Yuka #uno #consumismo #bigtech #food yuka.io/it/lobbying-contro-nutrisco…
yuka.io
Nutri-Score e Yuka: le tattiche delle lobby contro l’informazione dei consumatori
Foto: Collège de France / Franck Cluzel / Adélaïde Chantilly Il Nutri-Score e Yuka condividono una stessa funzione: tradurre un’informazione complessa in un indicatore semplice e immediato. In pochi anni, sono diventati per molti consumatori un riflesso al momento dell’acquisto. Ma questa trasparenza ha un prezzo: mette in evidenza i prodotti valutati negativamente e, con essi, gli interessi economici che ne sono alla base. Per questo, una parte dell’industria agroalimentare ha messo in campo diverse strategie per contrastare questi strumenti. Non si tratta di semplici critiche saltuarie. Questi attacchi hanno assunto molteplici forme, spesso complementari, con l’obiettivo di indebolire la credibilità degli strumenti in questione, rallentarne l’adozione o limitarne l’impatto. E non si tratta nemmeno di strategie nuove, in quanto sono state già sperimentate dalle industrie del tabacco, dell’amianto e dei pesticidi: strumentalizzare la scienza, alimentare il dubbio, spostare il focus del dibattito per ritardare l’introduzione di normative scomode. La giornalista investigativa Stéphane Horel ha documentato questo meccanismo nella sua inchiesta _Lobbytomie_ , definendolo la “fabbrica del dubbio”. L’industria agroalimentare non fa eccezione e il fenomeno va ben oltre i confini francesi. Nel 2025, una serie di articoli pubblicata su _The Lancet_ mostra che, in tutto il mondo, le aziende produttrici di alimenti ultraprocessati ostacolano le politiche di salute pubblica attraverso gli stessi strumenti: dal lobbying diretto al finanziamento di una “contro-scienza”, passando per i gruppi di facciata e le azioni legali1. Come si applica concretamente questo meccanismo al Nutri-Score e a Yuka? Chi lo mette in atto e con quali strumenti? In questo articolo analizziamo le sette tattiche utilizzate per indebolire questi due strumenti. Prese singolarmente, possono sembrare aneddotiche. Considerate nel loro insieme, delineano una strategia. Questo articolo analizza le strategie di lobbying contro Yuka e il Nutri-Score, basandosi su fatti documentati. Le nostre interpretazioni delle intenzioni e delle strategie sottostanti si basano sulle evidenze disponibili e sulla nostra conoscenza del settore. ## Tattica 1: Screditare gli strumenti di informazione dei consumatori e chi li sostiene per metterne in dubbio l’affidabilità Contestare il Nutri-Score o Yuka sul piano scientifico è un’operazione che richiede dati, competenze e tempo. Per questo, per indebolire questi strumenti, gli oppositori scelgono la strada più semplice: metterne in discussione la credibilità. Cercano così di far passare l’idea che siano inaffidabili, eccessivamente semplicistici e che chi li sostiene non sia degno di fiducia. Un’accusa che presenta un vantaggio decisivo: non richiede alcuna prova. Eppure, il Nutri-Score e Yuka hanno un punto di forza in comune: trasformare un’informazione complessa in un’indicazione chiara, intuitiva e comprensibile da tutti, ovvero una lettera o un punteggio associato a un colore. ### Trasformare un pregio in un difetto L’etichetta nutrizionale Nutri-Score viene proposta dai ricercatori accademici dell’EREN (Équipe de Recherche en Épidémiologie Nutritionnelle) nell’ambito del Rapporto Hercberg, pubblicato nel gennaio 20142. Molto rapidamente, l’Associazione nazionale delle industrie alimentari (ANIA), la principale lobby dell’industria agroalimentare in Francia, prende posizione. Il titolo del comunicato stampa che diffonde è molto chiaro: “No a un sistema di etichettatura nutrizionale semplicistico basato su un codice colore”3. Nel comunicato si legge che l’equilibrio alimentare “non può limitarsi a un bollino colorato”. Questa argomentazione ha il vantaggio di sembrare ragionevole: chi difenderebbe mai un “approccio semplicistico”? Ma allo stesso tempo rimprovera al Nutri-Score proprio ciò che ne costituisce l’utilità. Il Nutri-Score non è semplicistico, è semplice. Serge Hercberg, coautore di questo articolo, ha diretto la ricerca precedente la creazione del Nutri-Score in qualità di direttore dell’EREN e presidente del Programma nazionale nutrizione salute (PNNS), coordinato dal Ministero della Salute francese. Mathilde Touvier, anch’essa coautrice, ha partecipato fin dall’inizio agli studi di validazione scientifica del logo e ha coordinato i lavori che hanno studiato l’associazione tra il Nutri-Score e il rischio di malattie croniche. In seguito, ha preso il posto di Serge Hercberg alla guida dell’EREN e del PNNS. Le critiche si sono ripetute: il logo è stato definito “semplicistico, riduttivo, infantilizzante, colpevolizzante”, “una direttiva su cosa scegliere”, o addirittura uno strumento “liberticida”4-11. Il meccanismo è sempre lo stesso: evitare il confronto sul piano scientifico, dove il Nutri-Score è ampiamente supportato, per spostare il dibattito sul piano morale, parlando di limitazione delle libertà individuali, stigmatizzazione o colpevolizzazione, anziché di impatto sulla salute pubblica e di evidenze scientifiche. Le accuse omettono deliberatamente le origini di questo punteggio e della sua rappresentazione grafica: un algoritmo sviluppato a partire dalla ricerca nell’ambito dell’epidemiologia nutrizionale12, basato su ampi studi di coorte, alcuni dei quali seguono centinaia di migliaia di persone per diversi anni, e pubblicati su riviste scientifiche internazionali13-19. Questo algoritmo è stato convalidato dalle autorità sanitarie (HCSP, ANSES, Santé publique France). Quanto alla rappresentazione grafica, numerosi studi hanno dimostrato che è compreso meglio rispetto alle altre etichettature testate e rispetto all’assenza di etichettatura, e che orienta gli acquisti verso prodotti con una migliore qualità nutrizionale20. La stessa critica si ripresenta, quasi identica, ogni qualvolta ci siano prodotti valutati negativamente. In Svizzera, Swissmilk, l’organizzazione che rappresenta il settore lattiero-caseario, definisce il Nutri-Score “una risposta semplicistica a una domanda complessa” e gli rimprovera di valutare i singoli nutrienti anziché considerare l’alimento “nel suo insieme”21. In Francia, il presidente dell’organizzazione interprofessionale del Roquefort, intervistato alla radio, definisce il Nutri-Score “semplicistico” e commenta: “Viviamo in un’epoca strana, in cui la complessità e le sfumature trovano raramente spazio”22. La formula è efficace: pone chi parla dalla parte della complessità e dell’intelligenza, e questo sistema di etichettatura dalla parte della semplificazione. Quando Yuka si diffonde in Francia, riemerge lo stesso vocabolario. Aziende e distributori riprendono gli stessi argomenti utilizzati contro il Nutri-Score e li usano contro Yuka. Un’insegna ne denuncia “l’approccio semplicistico” ricorrendo a un esempio ormai diventato un classico: “il formaggio è classificato negativamente, quando in realtà basta consumarlo in modo equilibrato23. Questa argomentazione confonde due aspetti distinti: informare sulla composizione di un prodotto e dare indicazioni di consumo, cosa che l’applicazione non fa. La Fédération française des industriels charcutiers traiteurs (FICT) porta il ragionamento un passo oltre: Yuka non contribuirebbe al dibattito di interesse generale, ma lo “impoverirebbe”, riducendo un prodotto a un punteggio basso, a un colore rosso e a parole come “scarso”24. In tutti i casi, la strategia è la stessa: presentare la chiarezza delle informazioni, che rappresenta un servizio per il consumatore, come un limite intellettuale. ### Screditare chi trasmette il messaggio Mettere in discussione la credibilità dello strumento non è sempre sufficiente, per cui il secondo bersaglio sono le persone che lo promuovono. Le lobby cercano di presentare i ricercatori all’origine del Nutri-Score come dei moralizzatori che vorrebbero controllare ciò che le persone consumano. Fin dall’inizio, gli oppositori del Nutri-Score ricorrono anche a un’altra strategia: personalizzare il più possibile il logo. Invece di utilizzare l’espressione “etichettatura nutrizionale”, parlano di “bollini del professor Hercberg”, o persino degli “smarties del professor Hercberg”25,26. Associando un nome proprio all’etichettatura, si suggerisce che si tratti dell’idea personale di un singolo ricercatore, anziché del risultato di un lavoro collettivo convalidato dalla comunità scientifica. E questo cambiamento non è affatto spontaneo. Nelle comunicazioni interne dell’industria agroalimentare si parlava deliberatamente del “logo Hercberg” o del “sistema Hercberg”27. Al di là della derisione, l’obiettivo era screditare la sua autorevolezza di ricercatore, lasciando intendere che avesse un interesse personale nel promuovere il Nutri-Score e che fosse quindi più un militante impegnato a difendere la propria “creatura” che uno scienziato28. Per quanto riguarda Yuka, viene messa in discussione la sua indipendenza. Un distributore la paragona a “Wikipedia rispetto all’Encyclopædia Universalis: necessaria, ma che può contenere errori ed essere orientata”29. La parola “orientata”, un termine chiave, lascia intendere che l’applicazione possa rispondere a un interesse nascosto. La stessa critica viene rivolta anche al settore dei cosmetici: in un comunicato del 2018, la FEBEA, la lobby delle aziende del settore bellezza, afferma esplicitamente che si può “ragionevolmente dubitare dell’obiettività” di applicazioni come Yuka, “che propongono servizi premium a pagamento”30. Il ragionamento è insidioso: è proprio perché Yuka si finanzia attraverso i propri utenti, e non attraverso i marchi, che è indipendente. In tutti questi casi, il bersaglio non è più il metodo, ma l’affidabilità e l’onestà di chi fornisce l’informazione. ### Quando la delegittimazione diventa una campagna Questi attacchi non sono iniziative isolate: fanno parte di una campagna coordinata. Serge Hercberg ne descrive il meccanismo nel suo libro _“Mange et tais-toi : un nutritionniste face au lobby agroalimentaire”_ : i messaggi vengono elaborati a monte dalle lobby dell’industria agroalimentare, con l’ANIA (Association nationale française des industries alimentaires) in prima linea. Poi vengono diffusi a cascata attraverso la stampa specializzata, il Consiglio nazionale francese dell’alimentazione (prima che ne venisse modificata la composizione), alcune filiere agricole (salumi, carne, formaggi e prodotti lattiero-caseari), i social network e alcuni esponenti politici. La ripetizione identica delle stesse espressioni (“semplicistico”, “bollino colorato”, “infantilizzante”, “colpevolizzante”, “stigmatizzante”) non è il segno di un’indignazione spontanea, ma porta piuttosto la firma di una campagna organizzata e guidata. Molto rapidamente, queste formule finiscono per essere riprese da alcuni esponenti politici, in particolare da ministri e parlamentari vicini ai settori economici interessati. Diversi ministri francesi, tradizionalmente sensibili alle istanze del settore agroalimentare, scendono in campo: Stéphane Le Foll, allora ministro dell’Agricoltura; Sylvia Pinel, ministra del Commercio e successivamente dell’Uguaglianza dei territori; Arnaud Montebourg, ministro dell’Economia31, e, più recentemente, Annie Genevard, attuale ministra dell’Agricoltura. E la strategia si rivela efficace: a ogni tappa decisiva, le lobby riescono a esercitare pressione sulle decisioni politiche per rallentare il Nutri-Score. Un esempio è la recente revisione dell’algoritmo nel 2023, il cui decreto di attuazione è stato bloccato da Annie Genevard per diverse settimane32. Per quanto riguarda Yuka, il verbale del comitato direttivo della FICT, la federazione francese delle imprese dei salumi, di novembre 2020 rivela nel dettaglio il funzionamento di questa strategia. Per far fronte a un rapporto parlamentare “molto sfavorevole” sui nitriti, atteso per gennaio, la federazione approva un “importante piano mediatico”: interviste individuali, possibilità di replica e presenza sui social network, il tutto “con il sostegno di numerosi specialisti (medici, scienziati, oncologi)”33. Lo stesso documento dedica una sezione specifica a Yuka e mette a disposizione dei propri associati un “kit di risposta” alle richieste dei media e dei clienti successive al comunicato stampa pubblicato da Yuka, con l’indicazione di “diffondere i messaggi per amplificarne la portata”. La strategia di delegittimazione non è quindi né spontanea né improvvisata: è strutturata, pianificata e progettata per essere amplificata. Il seguito della vicenda illustra perfettamente questo metodo. Davanti al tribunale di commercio, la FICT vede respinte gran parte delle proprie richieste, compresa quella con il maggior impatto per Yuka: ottenere una modifica del modo in cui l’applicazione valuta i salumi e le carni lavorate contenenti nitriti34. Yuka viene comunque condannata a versare 20.000 euro di risarcimento danni alla FICT per aver segnalato i rischi di cancerogenicità e genotossicità dei nitriti e per aver pubblicato nell’app una petizione che ne chiedeva il divieto (una condanna in seguito completamente annullata in appello). Ciò non impedisce alla FICT di comunicare il messaggio “La FICT ha la meglio su Yuka”35, trasformando una sconfitta parziale in una condanna dell’applicazione. Il titolo viene ripreso tale e quale da numerosi media, contribuendo a radicare nell’opinione pubblica l’immagine di un’applicazione colta in fallo36-43. ## Tattica 2: Moltiplicare le alternative per confondere Oltre alle strategie volte a contrastare direttamente il Nutri-Score, i suoi oppositori cercano anche di creare confusione per ritardarne, se non addirittura impedirne, l’adozione. Sostengono di non essere contrari al principio secondo cui i consumatori devono essere informati e dichiarano che una questione così complessa meriterebbe approcci diversi. Per questo, in alternativa al Nutri-Score, propongono altri sistemi e strumenti di etichettatura. Presentata come una forma di pluralismo, questa proliferazione ha in realtà l’obiettivo di moltiplicare i punti di riferimento, rendendo più difficile orientarsi e ritardando il processo decisionale. Inoltre, queste alternative hanno tutte un elemento in comune: pretendono di promuovere la trasparenza fornendo informazioni nutrizionali, ma eliminano o minimizzano qualsiasi elemento che potrebbe in qualche modo penalizzare il prodotto. Nel 2017, lo stesso anno in cui il Nutri-Score viene ufficialmente introdotto in Francia, sei delle più grandi multinazionali dell’industria agroalimentare (Coca-Cola, Mars, Mondelez, Nestlé, PepsiCo e Unilever) lanciano un proprio logo nutrizionale: l’Evolved Nutrition Label (ENL)44. A differenza del Nutri-Score, che sintetizza la qualità nutrizionale complessiva degli alimenti attraverso una sola lettera e un solo colore, l’Evolved Nutrition Label assegna un colore a ciascun nutriente, dando vita a un sistema di etichettatura molto meno intuitivo. In particolare, il sistema valuta la composizione nutrizionale per porzione e non per 100 grammi di prodotto. Poiché la porzione può variare in funzione dell’età, del sesso e dell’attività fisica della persona, e non esiste quindi una porzione standard, sono le stesse aziende a definirla, optando per porzioni ridotte che permettono di ottenere un’etichettatura apparentemente più favorevole. _L’Evolved Nutrition Label applicato alla Nutella: calcolato su una porzione di 15 g,attenua notevolmente l’impatto visivo dell’apporto di zuccheri e grassi._ Valutati sulla base di una quantità ridotta, un quadratino di cioccolato o una porzione di formaggio vedono così scomparire gran parte dei loro indicatori rossi. Gli studi scientifici mostrano che l’ENL sembra avere un effetto negativo sulle porzioni scelte dai consumatori: presentando colori più favorevoli, il sistema può indurre a scegliere porzioni più abbondanti, anche per alimenti che, al contrario, sarebbe opportuno limitare45,46. L’European Heart Network, una rete europea di cardiologi, denuncia un sistema potenzialmente fuorviante per i consumatori47. Il logo viene abbandonato in meno di due anni, ma nel frattempo ha raggiunto il suo obiettivo: farsi spazio nel dibattito e alimentare dubbi sul fatto che il Nutri-Score sia il riferimento più affidabile. L’ENL non è l’unico sistema alternativo. Già nel 2017 Carrefour propone un proprio logo, “À quelle fréquence”, mentre l’ANIA rilancia il NutriRepère, un sistema già comparso a metà degli anni Duemila48. Poco importa che siano strumenti difficili da leggere e comprendere: l’obiettivo non è informare meglio i consumatori, ma poter sostenere che esistono diverse opzioni, che sarebbe necessario confrontare e testare prima di prendere una decisione. _Il NutriRepère, il logo alternativo promosso dall’ANIA. Privo di lettere, punteggi e colori, presenta una serie di percentuali riferite alla porzione, lasciandone l’interpretazione al consumatore._ Questi sistemi di etichettatura alternativi vengono infatti utilizzati come argomento per chiedere uno studio comparativo di tutti i sistemi. Alla fine, sotto le ripetute pressioni dell’ANIA e della grande distribuzione, il governo cede. Contro il parere degli scienziati, delle associazioni dei consumatori e persino del Ministero della Salute, viene avviata una sperimentazione su larga scala, condotta in una sessantina di supermercati, con l’obiettivo di confrontare i diversi sistemi prima di decidere quale utilizzare49. Il processo è segnato da numerose polemiche riportate dalla stampa: la conduzione dello studio viene affidata a una fondazione finanziata dalle aziende del settore, anziché a un’équipe di ricerca accademica; diversi ricercatori indipendenti si dimettono dal comitato scientifico per denunciare conflitti di interesse; e persino il presidente dell’Inserm lascia il comitato direttivo50-52. Grazie però alla mobilitazione dei ricercatori indipendenti e alla pressione dei media, lo studio viene infine condotto in condizioni più rigorose rispetto a quelle inizialmente auspicate dalle lobby: il protocollo viene rivisto sulla base di criteri scientifici più stringenti, la sperimentazione sul campo viene verificata da ricercatori indipendenti e, parallelamente, il Ministero della Salute affida una seconda valutazione a un’équipe di economisti53. Lunga da organizzare, questa sperimentazione ha comunque permesso di rinviare di diversi mesi l’adozione del Nutri-Score, in un momento politicamente delicato, alla vigilia delle elezioni presidenziali del 2017. Quanto bastava per sperare che un futuro governo potesse accantonare definitivamente il progetto. La manovra, tuttavia, è fallita: la sperimentazione ha confermato la superiorità del Nutri-Score, adottato in extremis nel marzo 2017 e ufficializzato nell’ottobre dello stesso anno con la firma di un decreto interministeriale. A differenza di Yuka, non assegna né un punteggio complessivo né un giudizio netto e segnala pochissime sostanze controverse. Oggi l’applicazione non è più disponibile. Nel settore della cosmetica, la FEBEA, la federazione francese di produttori di cosmetici, lancia invece l’applicazione CLAIRE55. Quest’app consente di scansionare la lista INCI, cioè l’elenco degli ingredienti di un prodotto, ma evita di attribuire qualsiasi punteggio56. Ogni volta, l’idea è la stessa: riprendere il modello di Yuka, un’applicazione che permette di scansionare i prodotti e ottenere informazioni, eliminandone però un elemento fondamentale: la valutazione chiara. ## Tattica 3: Attaccare attraverso interlocutori meno esposti Gli attacchi provengono raramente dai marchi che i consumatori conoscono. Queste aziende, infatti, non hanno alcun interesse a esporsi in prima linea contro gli strumenti di informazione rivolti ai consumatori: si tratta di un rischio per la loro immagine che non sono disposte a correre. Preferiscono quindi, nella maggior parte dei casi, agire dietro le quinte, attraverso strutture dai nomi più neutri: federazioni professionali, sindacati, organismi consultivi, fondazioni… ### Nascondersi dietro le federazioni di categoria Per quanto riguarda il Nutri-Score, la battaglia è portata avanti dall’ANIA, dalla FCD (Federazione francese del commercio e della grande distribuzione), da FoodDrinkEurope a livello europeo e da alcune filiere, come quella dei formaggi o dei salumi, ma più raramente dai marchi57-63. Eppure, dietro federazioni come l’ANIA ritroviamo gli stessi grandi gruppi che si rifiutano di apporre il Nutri-Score sui propri prodotti: Coca-Cola, Mars, Ferrero, Mondelez, Lactalis e Unilever. Lo schema è lo stesso per Yuka, attaccata dalla FICT, una sigla pressoché sconosciuta al grande pubblico. Eppure, dietro la Federazione francese delle imprese dei salumi si trovano marchi molto noti in Francia: Herta, Fleury Michon, Aoste, Madrange64. È la federazione a scendere in campo, mentre i singoli marchi restano in secondo piano. In Spagna, dove Yuka è presente, l’offensiva arriva ancora una volta da una federazione: la FIAB, Federazione spagnola delle industrie alimentari e delle bevande, che riunisce circa 5.000 aziende65. Come l’ANIA, anche la FIAB fa parte di FoodDrinkEurope, la federazione che rappresenta l’industria alimentare a livello europeo. Nel 2020, la FIAB presenta un esposto ad Autocontrol, l’organismo di autoregolamentazione della pubblicità, sostenendo che il modo in cui Yuka si presenta sul proprio sito debba essere considerato una forma di “pubblicità”66. Un altro elemento degno di nota è che, dal 2018, la vicepresidenza di Autocontrol è ricoperta da Javier López Zafra, che è anche segretario generale e segretario del consiglio di amministrazione di L’Oréal España67, gruppo direttamente interessato dalle valutazioni di Yuka. Non sorprende quindi che l’organismo abbia dato ragione alla FIAB, giudicando ingannevole la comunicazione di Yuka. Pur trattandosi soltanto di un parere privo di valore vincolante, offre alla federazione un argomento dall’apparenza ufficiale da poter far valere. ### Dotarsi di una legittimazione istituzionale Un altro importante canale di pressione è rappresentato dalle istituzioni pubbliche: la loro autorevolezza può far apparire un interesse privato come una questione di interesse generale. Il caso del Consiglio nazionale dell’alimentazione ne è un buon esempio. Questo organismo consultivo, incaricato di esprimere pareri sulle politiche alimentari, non è in realtà un arbitro neutrale: al suo interno siedono rappresentanti dell’industria agroalimentare e della grande distribuzione, insieme ad associazioni dei consumatori e ricercatori. L’Institut Rousseau lo annovera tra gli ambienti di influenza maggiormente frequentati dalle lobby del settore68. È proprio da qui che, nel 2015, parte un’offensiva contro il Nutri-Score: il presidente Bernard Vallat, già vicedirettore generale responsabile dell’alimentazione presso il Ministero dell’Agricoltura, invia ai ministri e alla Presidenza della Repubblica una lettera contraria al Nutri-Score, utilizzando la carta intestata del CNA69. Eppure, Vallat aveva redatto la lettera a titolo personale, senza consultare, come avrebbe dovuto fare, i membri del Consiglio, tra cui le associazioni dei consumatori e i ricercatori70. Una presa di posizione individuale presentata come il parere di un organismo consultivo indipendente. L’industria non si limita a intervenire negli organismi consultivi: cerca di parlare anche attraverso gli eletti. Tra il 2015 e il 2016, durante l’esame in Parlamento della legge di modernizzazione del sistema sanitario, che avrebbe aperto la strada al futuro sistema di etichettatura nutrizionale, l’ANIA prepara diversi emendamenti già pronti, che alcuni parlamentari presentano senza modificarli71. Uno di questi emendamenti propone, ad esempio, di rendere obbligatorio il passaggio dal Consiglio nazionale dell’alimentazione prima di qualsiasi decisione sul logo. Un altro mira a imporre una sperimentazione “su larga scala”, così da guadagnare tempo. Il meccanismo viene portato alla luce dalla trasmissione _Cash Investigation_ nel 2016: confrontando gli emendamenti presentati dai parlamentari con i testi elaborati dall’ANIA, si rileva che diversi di essi riprendono parola per parola le proposte della lobby. Un microfono rimasto aperto coglie persino il senatore Michel Raison, strenuo oppositore del Nutri-Score e, peraltro, produttore di formaggi, mentre conversa in evidente sintonia con l’ANIA72. A fare da tramite contro Yuka è un altro organismo ufficiale: il Consiglio nazionale dei consumatori (CNC). Il suo parere sulle applicazioni che esprimono valutazioni sui prodotti, adottato alla fine del 2023, chiede loro “maggiore trasparenza” e un “approccio più scientifico”73. Ma, tra i tre relatori incaricati di redigere il parere, due rappresentano interessi direttamente coinvolti dalle valutazioni di Yuka: Sandrine Blanchemanche per l’ANIA e Xavier Guéant per la FEBEA. In altre parole, le federazioni i cui prodotti ricevono spesso valutazioni negative da Yuka hanno contribuito in modo significativo alla stesura del parere destinato a regolamentare proprio le applicazioni che li valutano. Questo parere viene regolarmente esibito come una sorta di avallo ufficiale alla tesi secondo cui “Yuka manca di trasparenza”, nonostante siano pubblici il metodo di valutazione dell’applicazione, i criteri utilizzati per valutare le sostanze controverse e persino il suo bilancio contabile. ## Tattica 4: Spostare il dibattito su un altro piano Anziché discutere della composizione dei prodotti e dei loro effetti sulla salute, gli oppositori del Nutri-score cercano di spostare l’attenzione su temi maggiormente in grado di suscitare consenso e mobilitare l’opinione pubblica: il territorio, la tradizione, l’occupazione, la sicurezza alimentare. Temi che, di per sé, sono tutt’altro che illegittimi, ma che in questo caso servono a schivare l’unica questione davvero centrale: il consumatore ha diritto a ricevere informazioni chiare su ciò che acquista? ### Fare leva sul territorio e sulla tradizione Contro il Nutri-Score torna continuamente lo stesso argomento: il logo minaccerebbe alcuni dei prodotti simbolo del patrimonio gastronomico francese (Roquefort, foie gras, rillettes, Maroilles), penalizzandone la reputazione. Questa posizione è arrivata persino a tradursi in proposte di legge. Nel dicembre 2022, il deputato Vincent Descoeur (Les Républicains, eletto nel Cantal, territorio noto per la produzione di formaggi), insieme ad altri 46 parlamentari, ha chiesto di esentare i prodotti DOP e IGP dal Nutri-Score, giudicato “inadeguato” ed “estremamente penalizzante” per i formaggi, di cui “oltre il 90%” sarebbe classificato nelle categorie D o E. Nell’aprile 2025, una proposta analoga è stata presentata al Senato da Jean-Claude Anglars (senatore dell’Aveyron, territorio di produzione del Roquefort) e Jean-François Longeot (senatore del Doubs, territorio noto per numerosi formaggi e salumi DOP/IGP), per esentare a loro volta i prodotti DOP/IGP e Label Rouge, i prodotti agricoli locali, i prodotti non trasformati e le specialità tradizionali75. I dati, tuttavia, smentiscono questo timore. Su 310 prodotti tradizionali analizzati dall’associazione di consumatori francese _Que Choisir Ensemble_ , il 62% ottiene un punteggio A, B o C; le categorie D ed E riguardano soprattutto formaggi e salumi, ricchi di grassi saturi e sale76. La Confédération Générale du Roquefort arriva persino a definire il Nutri-Score uno “strumento ingannevole”77. Ma non è solo perché un prodotto è tradizionale e fa parte del patrimonio gastronomico che si deve tacere sulla sua composizione nutrizionale. Dietro questa battaglia dei piccoli produttori si nascondono tre grandi gruppi industriali (Lactalis, Savencia e Sodiaal), che da soli controllano oltre il 95% della produzione di Roquefort. Lactalis, il principale produttore mondiale di latticini, ne produce da solo quasi l’80%78. Inoltre, il presidente della Confédération générale des producteurs de lait de brebis et des industriels de Roquefort (CGPLBIR), Hugues Meaudre, che ha lanciato la campagna contro il Nutri-Score, non è altri che il direttore generale di Lactalis AOP & Terroirs79,80. Oltre al Roquefort, questi gruppi commercializzano anche numerosi altri formaggi, oltre a creme dessert che spesso ottengono una valutazione poco favorevole. Questo argomento, basato sulla difesa del patrimonio gastronomico, viene perfino ripreso da alcuni ministri. Interrogata al Senato sull’“inadeguatezza” del Nutri-Score rispetto ai prodotti tradizionali, la ministra dell’Agricoltura Annie Genevard ha difeso il Roquefort, il Comté e “i pregiati salumi francesi”, elogiandone il carattere “straordinario”. Un intervento che alimenta la confusione tra la qualità gastronomica o legata al patrimonio e la qualità nutrizionale81. Lo stesso argomento viene utilizzato contro Yuka a proposito dei nitriti. Il settore dei salumi fa leva sul legame con il territorio, ma anche sull’occupazione: eliminare i nitriti, sostiene, metterebbe a rischio i piccoli produttori, che non sarebbero in grado di sostenere i costi necessari per riformulare i prodotti82. Ma anche in questo caso, l’immagine dell’artigiano regge male alla prova dei fatti: nel 2023, il 4% delle aziende del settore realizza il 45% del fatturato. E nella grande distribuzione, i marchi dei distributori, Herta e Fleury Michon rappresentano da soli quasi i tre quarti delle vendite83. ### Fare leva sulla paura del botulismo Il settore dei salumi non si limita a fare leva sul legame con il territorio e sull’occupazione: nel dibattito sui nitriti, punta anche sulla paura del botulismo. Yuka segnala i nitriti per il rischio di cancro a essi associato, poiché questi additivi ingeriti sono classificati come “probabilmente cancerogeni” (gruppo 2A) dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro84. Anziché controbattere sul tema, la lobby dei salumi sposta l’attenzione su un pericolo completamente diverso, di natura microbiologica: il ruolo protettivo dei nitriti contro il botulismo e la salmonellosi. In questo modo, si smette di parlare dei rischi legati ai nitriti per concentrarsi sulla loro funzione protettiva. La FICT ha fatto di questo argomento persino un elemento cardine della propria comunicazione, creando un sito dedicato, info-nitrites.fr, nel quale il botulismo occupa un posto centrale85,86. Il presidente della FICT, Bernard Vallat, riassume così la sua posizione di fronte alla stampa: “esiste un rischio sanitario che l’app non prende in considerazione”87. Eppure, i casi di botulismo alimentare registrati in Francia negli ultimi anni sono prevalentemente legati a salumi e carni lavorate preparati in ambito familiare o artigianale, e non a prodotti industriali controllati88. Evocando il botulismo, una malattia grave ma molto rara, il settore dei salumi finisce così per non affrontare la questione dei rischi cancerogeni associati ai nitriti che aggiunge ai propri prodotti. ## Tattica 5: Moltiplicare i procedimenti per indebolire chi allerta Alcuni oppositori non si limitano agli argomenti, ma passano direttamente alle vie legali. L’obiettivo non è soltanto vincere la causa, ma far gravare su chi allerta un rischio finanziario, giuridico e reputazionale abbastanza pesante da indebolirlo e distoglierlo dalla propria missione. È questo il principio alla base delle azioni legali di natura intimidatoria. ### Una guerriglia giudiziaria contro Yuka È uno degli episodi più significativi e più difficili della storia di Yuka89. A partire dal 2020, l’applicazione deve affrontare un’ondata di procedimenti giudiziari promossi dalla lobby francese dei salumi industriali, la FICT, che riunisce circa 300 aziende del settore, tra cui Herta, Fleury Michon, Aoste e Madrange. La FICT passa all’attacco a nome dell’intero settore. A innescare l’offensiva è il fatto che Yuka assegni un punteggio molto basso a salumi e carni lavorate contenenti nitriti e rimandi a una petizione, lanciata insieme a Foodwatch e alla Ligue contre le cancer, che chiede il divieto di questi additivi90. La federazione diffida Yuka già nell’ottobre 2020, per poi citarla in giudizio nel gennaio 2021 davanti al Tribunale di commercio di Parigi, accusandola di pratiche commerciali sleali e ingannevoli e di denigrazione91. Poi passano all’attacco anche due aziende aderenti alla federazione: ABC Industrie e Le Mont de la Coste, entrambe controllate da Antoine d’Espous, vicepresidente della FICT. I tre procedimenti sono affidati allo stesso studio legale92. CNon si tratta quindi di controversie indipendenti, ma di una strategia comune, presentata in tribunale come la difesa di “piccole imprese locali”. A confermare che si trattasse di un’azione coordinata è la stessa magistratura. Nel novembre 2020, il comitato direttivo della FICT mette a disposizione delle aziende aderenti un modello di lettera di diffida da inviare a Yuka. Il risultato è eloquente: tredici aziende inviano una diffida identica e tre di loro arrivano fino a citare l’app in giudizio. In una sentenza dell’8 ottobre 2025, la Corte d’appello di Parigi rileva questa serie di lettere e citazioni in giudizio pressoché identiche e vi riconosce una “strategia identica e coordinata”, volta a mettere in difficoltà Yuka e a “far cessare qualsiasi campagna di informazione sui possibili rischi legati all’uso dei nitriti nei salumi e nelle carni lavorate”93. La posta in gioco era alta dal punto di vista finanziario: nelle tre cause, le richieste di risarcimento danni superavano complessivamente 1,4 milioni di euro, a fronte di un utile netto annuo che, all’epoca, si aggirava intorno ai 20.000 euro. Alla fine, Yuka ha vinto in appello in tutti e tre i procedimenti. Ma la battaglia è durata quasi tre anni ed è costata all’azienda circa 500.000 euro. Yuka ha resistito anche grazie ai suoi utenti, che hanno contribuito a una raccolta fondi per finanziare la sua difesa94. _La raccolta fondi lanciata da Yuka sulla piattaforma Leetchi dopo le condanne del 2021ha raccolto quasi 400.000 euro grazie al contributo di circa 20.000 sostenitori,consentendo all’applicazione di finanziare la propria difesa._ ### Il Nutri-Score sotto pressione Il Nutri-Score non è un’azienda che si possa citare in giudizio, ma è comunque sottoposto a una forma simile di pressione intimidatoria. Nel giugno 2016, mentre il gruppo di ricerca di Serge Hercberg stava valutando l’efficacia del logo, l’ANIA e la grande distribuzione hanno scritto al ministro dell’Agricoltura, Stéphane Le Foll, per chiedergli di “porre fine” ai lavori del laboratorio del professor Hercberg. La lettera, datata 22 giugno 2016, è stata resa pubblica da Mediapart95,96. A volte l’intimidazione assume forme ancora più dirette. Durante un dibattito pubblico, Serge Hercberg, allora presidente del PNNS, Programma nazionale francese per la nutrizione e la salute, racconta di essere stato minacciato dall’allora presidente dell’ANIA: “Se continua a parlare di queste cose, chiamo il ministro e lei verrà immediatamente sollevato dall’incarico”. Più recentemente, un’azienda del settore ha contestato il Nutri-score davanti alla giustizia. Nel marzo 2025, la Francia ha adottato con un decreto una versione aggiornata del Nutri-Score, il cui algoritmo è stato rivisto da un comitato scientifico europeo e che introduce criteri più severi per diversi prodotti, tra cui alcune bevande a base di latte. Lactalis, il principale produttore mondiale di latte e latticini e da tempo contrario al Nutri-Score, nel settembre 2025 ha impugnato quindi davanti al Consiglio di Stato il decreto e il principio stesso del Nutri-Score97. Il Consiglio di Stato ha respinto le argomentazioni di Lactalis che mettevano in dubbio la legittimità scientifica del Nutri-Score: secondo i giudici, nulla dimostra che il Nutri-Score “non sia obiettivo, abbia carattere discriminatorio o possa indurre il consumatore in errore”. Su una questione di diritto, tuttavia, il Consiglio di Stato rinvia il procedimento alla Corte di giustizia dell’Unione europea, chiamandola a pronunciarsi sulla compatibilità del logo con alcune disposizioni del regolamento europeo del 2011, noto come regolamento “INCO”, relativo all’informazione dei consumatori98. La questione va ben oltre il caso Lactalis: la Corte di giustizia dell’Unione europea dovrà stabilire se uno Stato possa raccomandare un sistema di etichettatura nutrizionale semplificato e a colori. Se la risposta sarà negativa, il Nutri-Score rischierebbe di perdere la propria base giuridica. ### Uno strumento riconosciuto a livello mondiale Questa strategia giudiziaria non è affatto un fenomeno circoscritto alla Francia: si ritrova in diversi Paesi ed è stata documentata, tra l’altro, da una rassegna pubblicata su _The Lancet_ nel 2025. In Messico, dopo l’introduzione nel 2020 di un sistema di etichettatura con avvertenze (contrassegni neri che segnalano un eccesso di zuccheri, sale o grassi saturi), l’industria ha presentato decine di ricorsi per incostituzionalità, promossi da gruppi come Coca-Cola e Bimbo99. Nel 2024, la Corte Suprema del Messico ha respinto i ricorsi e confermato la validità del sistema di etichettatura100. Bernard Vallat: lo stesso uomo dietro gli attacchi al Nutri-Score e a Yuka _© Bloomberg / Getty Images_ La figura di Bernard Vallat collega le due vicende. Il suo percorso mostra come gli attacchi al Nutri-Score e a Yuka non siano battaglie separate, ma provengano dallo stesso ambiente. Ex alto funzionario del Ministero dell’Agricoltura, Vallat presiede il Consiglio nazionale dell’alimentazione dal 2009 al 2016 e nel 2015 firma una lettera ostile al Nutri-Score, a nome di questo organismo pubblico, senza averne consultato i membri. Diventa poi presidente della FICT (2017-2023), la federazione che nel 2020 porta Yuka in tribunale per la questione dei nitriti. Durante la sua audizione all’Assemblea nazionale, nel marzo 2020, ha riconosciuto che i nitriti sono responsabili di almeno 1.200 casi di tumore del colon-retto all’anno in Francia101. ## Tattica 6: Alimentare il dubbio per screditare la scienza quando ostacola gli interessi economici Un’altra strategia utilizzata quando la scienza risulta scomoda consiste nel confondere il dibattito producendo una sorta di “contro-scienza”. Non ci si limita quindi a confutare in modo semplicistico gli studi che risultano sgraditi, ma si producono altre ricerche che giungono a conclusioni favorevoli agli interessi dell’industria, dando così l’impressione che il dibattito sia ancora aperto. Spesso è sufficiente alimentare il dubbio: l’incertezza può indurre i decisori politici a prendere tempo e le persone a credere che “i pareri siano ancora discordanti”. ### Una scienza su commissione contro il Nutri-Score Uno studio pubblicato su _BMJ Global Health_ nel 2023 ha analizzato 134 pubblicazioni riguardanti il Nutri-Score, evidenziando che uno studio finanziato dall’industria agroalimentare o i cui autori dichiaravano un conflitto di interessi aveva una probabilità 21 volte maggiore di esprimere una posizione sfavorevole al Nutri-Score102. Inoltre, alcuni dei lavori contrari al Nutri-Score non presentano dati nuovi. Si tratta piuttosto di articoli di opinione che rileggono in chiave critica studi già pubblicati. Non dimostrano nulla; contribuiscono soltanto ad alimentare il fronte del “contro”. Lo stesso studio individua tre organizzazioni particolarmente coinvolte in questi finanziamenti: la Dutch Dairy Association, che riunisce le aziende dell’industria lattiero-casearia olandese, tra cui Lactalis attraverso la sua filiale Leerdammer; Federalimentare, la federazione italiana dell’industria alimentare, alla quale aderisce, tra le altre, Ferrero; e la Nutrition Foundation of Italy, sostenuta da diciotto aziende produttrici. Siamo ben lontani da un dibattito scientifico spontaneo: si tratta piuttosto di una contro-scienza sostenuta da interessi economici. Come abbiamo visto nella tattica 2, la sperimentazione ufficiale incaricata di confrontare i diversi sistemi di etichettatura nutrizionale ha consentito all’industria di guadagnare tempo. Ma ha anche evidenziato l’influenza dell’industria stessa sulla ricerca scientifica: la supervisione del progetto non fu affidata a ricercatori indipendenti, bensì a un comitato ampiamente controllato dall’industria. Il comitato era copresieduto dal responsabile del Fondo francese per l’alimentazione e la salute, un organismo finanziato dai grandi gruppi dell’industria agroalimentare, e comprendeva rappresentanti dell’ANIA e della grande distribuzione. Serge Hercberg, ideatore del Nutri-Score, ne era invece stato escluso. Diversi ricercatori denunciarono la mancanza di imparzialità del comitato103. Dopo che la stampa rese pubblica la vicenda, nel 2016, il protocollo fu in parte modificato prima dell’avvio della sperimentazione. Quest’ultima confermò poi che il Nutri-Score era il sistema di etichettatura più efficace. ### Un rapporto di comodo sui nitriti La fabbrica del dubbio non ha sempre bisogno di numeri. Sui nitriti, è bastato un solo rapporto. Nel novembre 2020, l’Académie d’agriculture de France pubblica un rapporto secondo cui il legame tra nitriti e cancro non sarebbe formalmente dimostrato, sottolineando al contempo il loro ruolo protettivo contro il botulismo104. Ma l’Académie d’agriculture è una società scientifica dedicata all’agricoltura e all’alimentazione, senza una competenza specifica in oncologia: il suo nome può rassicurare, ma non ne fa un’autorità sanitaria. Il contenuto di questo rapporto è stato inoltre contestato. La commissione parlamentare incaricata di esaminare la questione dei nitriti ne ha messo in discussione l’imparzialità: diversi autori dello studio avevano legami con l’industria dei salumi e gli esperti consultati appartenevano in gran parte alla filiera dei salumi e della carne suina (come l’IFIP o la FICT); inoltre, nessun oncologo ha preso parte ai lavori105. È però in tribunale che questo rapporto ha avuto il peso maggiore. Davanti ai primi giudici chiamati a pronunciarsi ad Aix-en-Provence, in seguito alla causa intentata dall’azienda di salumi ABC Industrie, alcuni degli studi internazionali citati da Yuka (numerosi, ma redatti in inglese e molto tecnici) sono stati esclusi. Al contrario, il rapporto dell’Académie d’agriculture de France, scritto in francese, relativamente breve e dall’aspetto ufficiale, è stato considerato una fonte con lo stesso livello di evidenza scientifica dei rapporti dell’ANSES o dell’EFSA106. Alimentare il dubbio consiste dunque anche nel produrre studi alternativi facili da contrapporre, tanto nei media quanto davanti a un giudice. ### Finanziare il dubbio, una strategia mondiale La strategia di alimentare il dubbio va ben oltre il Nutri-Score e Yuka: si tratta di una strategia globale dell’industria agroalimentare, largamente ispirata alle tecniche utilizzate in passato dalle lobby del tabacco e dell’alcol. Una revisione pubblicata su _The Lancet_ nel 2025 lo conferma: gli studi scientifici sull’associazione tra bevande zuccherate e obesità avevano una probabilità cinque volte maggiore di non rilevare alcun legame tra i due quando erano finanziati dall’industria107. Il metodo non è nuovo. Negli anni Sessanta, l’industria dello zucchero finanziò segretamente alcuni ricercatori di Harvard affinché minimizzassero il legame tra zucchero e malattie cardiovascolari e spostassero l’attenzione sui grassi. La loro revisione, pubblicata nel 1967 senza indicare da chi fosse stata finanziata, influenzò per decenni le raccomandazioni nutrizionali. Il ruolo dell’industria venne reso pubblico soltanto nel 2016108. Più recentemente, intorno al 2015, Coca-Cola finanziò il Global Energy Balance Network, una rete di ricercatori impegnata ad attribuire un ruolo centrale tra le cause dell’obesità all’attività fisica invece che all’alimentazione109. Nel 2015 il _New York Times_ rivelò che dietro a questa rete c’era Coca-Cola, e il Global Energy Balance Network venne sciolto poco dopo. Finanziare la ricerca per alimentare il dubbio è dunque, per l’industria, una strategia ampiamente collaudata. ## Tattica 7: Trasformare lo Stato in uno strumento di lobbying Esiste un livello estremo di lobbying: quello in cui uno Stato intero mette la propria diplomazia, le proprie leggi e persino la propria giustizia al servizio degli interessi dell’industria. L’Italia ne è diventata un esempio emblematico, al punto che alcuni ricercatori parlano di “lobbying di Stato”110. Poiché alcuni dei suoi prodotti più rappresentativi, come il parmigiano, il prosciutto di Parma e il gorgonzola, hanno ricevuto valutazioni negative, il governo italiano ha trasformato la difesa di questi prodotti in una vera e propria causa nazionale. L’Italia ha così applicato, su scala nazionale, tutte le tattiche descritte finora. ### Fare campagna con gli argomenti delle lobby Il primo fronte è quello interno, dove il dibattito è tutt’altro che spontaneo. Il gruppo di ricerca all’origine del Nutri-Score ha analizzato 93 articoli pubblicati dalla stampa italiana nel pieno della controversia, tra il 2019 e il 2020. Gli interlocutori più citati in questi articoli non sono medici, ricercatori o autorità sanitarie, ma due organizzazioni economiche: Coldiretti, la principale organizzazione sindacale degli agricoltori italiani, e Federalimentare, la federazione dell’industria alimentare italiana. I loro argomenti sono gli stessi, e sono tre: il Made in Italy sarebbe penalizzato; bisognerebbe valutare l’alimentazione nel suo complesso anziché giudicare ogni singolo prodotto; sarebbe preferibile educare il consumatore piuttosto che attribuire un punteggio ai prodotti. Esponenti politici e media li riprendono quasi parola per parola111. Matteo Salvini è tra i primi a trasformare il Nutri-Score in un tema di campagna elettorale. Nel dicembre 2019, il leader della Lega, partito di estrema destra, è impegnato nella campagna elettorale in Emilia-Romagna, una delle regioni italiane più note per i suoi formaggi e salumi. In quell’occasione presenta l’etichetta nutrizionale come un’operazione di Bruxelles contro la dieta mediterranea e il Made in Italy112. La questione raggiunge poi i vertici dello Stato, accompagnata da errori piuttosto grossolani. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida diffonde infatti un manifesto che dovrebbe dimostrare come il Nutri-Score penalizzi i prodotti italiani e favorisca quelli ultraprocessati. Su otto esempi, però, sette sono sbagliati: la pasta viene classificata con una E, mentre in realtà è A; la Coca-Cola è indicata con una A, mentre ottiene una E; il vino viene presentato come un prodotto penalizzato, quando il Nutri-Score non si applica alle bevande alcoliche113. Nel 2024, il governo di Giorgia Meloni si spinge ancora oltre: propone di modificare la Costituzione italiana. Il testo impegnerebbe lo Stato a tutelare i “prodotti simbolo dell’identità nazionale”, come il parmigiano e il prosciutto di Parma. Una revisione che lo stesso ministro dell’Agricoltura presenta come una barriera contro il Nutri-Score114. Quanto alla difesa del territorio, c’è un’azienda che occupa una posizione particolare: la Ferrero, azienda produttrice della Nutella, classificata con una E dal Nutri-Score. Un esperto intervistato nello studio che abbiamo citato in precedenza descrive la Ferrero come il vero motore della coalizione anti-Nutri-Score, formata insieme a Federalimentare e Coldiretti. Questa alleanza ha lasciato una traccia concreta: un documento pubblicato a Bruxelles per opporsi all’idea stessa di attribuire un punteggio agli alimenti, redatto dall’istituto di ricerca Nomisma e finanziato dalla Ferrero115. ### Seppellire l’etichetta europea proposta a Bruxelles Il dibattito si sposta poi a Bruxelles. Nel 2020, la Commissione europea annuncia l’intenzione di introdurre un’unica etichetta nutrizionale, obbligatoria in tutta l’Unione europea. Il Nutri-Score, già adottato da diversi Paesi, appare come il principale candidato. Ma la reazione italiana non si fa attendere: nel settembre 2020, l’Italia e altri sei Paesi presentano ai ministri europei dell’Agricoltura un documento contrario alle etichette nutrizionali a colori116. La ministra italiana dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, sostiene in questo documento la necessità di un sistema che risparmi i prodotti a denominazione d’origine protetta e l’olio d’oliva. La battaglia prosegue poi dietro le quinte, a Bruxelles. L’associazione Foodwatch e il Bureau européen des unions de consommateurs (BEUC) hanno ottenuto e pubblicato alcuni documenti interni della Commissione europea. Da questi documenti emerge che, nel 2022, i diplomatici italiani hanno tenuto una serie di incontri con la Commissione europea, affiancati da Federalimentare, la lobby dell’industria alimentare italiana117. Durante questi incontri, hanno sostenuto che il Nutri-Score “non si basa su solide evidenze scientifiche”. Alcuni degli argomenti avanzati sfiorano l’assurdo: secondo uno di essi, la cattiva valutazione dei prodotti a base di cacao avrebbe fatto diminuire le esportazioni dei Paesi produttori, provocando così un “aumento dell’immigrazione in Europa118. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la proposta di un’etichetta nutrizionale europea, attesa per la fine del 2022, non è mai stata presentata. E il progetto di introdurre un’etichetta obbligatoria a livello europeo è oggi in una fase di stallo119. ### Imporre per decreto un’etichetta alternativa Per contrastare il Nutri-Score a Bruxelles, l’Italia non può limitarsi a dire no: deve mettere sul tavolo un’alternativa. Il governo ricorre così a una tattica già utilizzata dall’industria (vedi tattica 2): creare un’etichetta alternativa, ma servendosi di uno strumento che nessuna organizzazione di categoria ha a disposizione: il decreto. Alla fine del 2020, quattro ministeri rendono così il NutrInform Battery l’etichetta nutrizionale ufficiale italiana, ancora prima della pubblicazione degli studi che avrebbero dovuto dimostrarne l’efficacia120. _Il NutrInform Battery, l’etichetta nutrizionale resa obbligatoria per decreto dallo Stato italiano alla fine del 2020. Rappresentata sotto forma di batterie, indica la percentuale del fabbisogno giornaliero apportata da una porzione la cui dimensione è stabilita direttamente dai produttori._ Questa etichetta si presenta come una batteria del telefono. Non attribuisce né un punteggio né un colore, ma indica semplicemente l’apporto di calorie, grassi, zuccheri e sale di una porzione di prodotto, espresso come percentuale del fabbisogno giornaliero. Ci sono però due problemi: questi valori sono difficili da interpretare e la dimensione delle porzioni è stabilita direttamente dai produttori, a cui conviene ridurla per mostrare valori più favorevoli. Gli studi confermano che questa etichetta è meno comprensibile del Nutri-Score, anche per i consumatori italiani121. Ma la sua efficacia conta poco. Per l’Italia, il NutrInform Battery serve soprattutto come strumento nelle trattative europee: consente al Paese di sostenere che esiste un’alternativa al Nutri-Score. Sugli scaffali, invece, è stato adottato quasi esclusivamente da Ferrero. Per il resto, è rimasto pressoché invisibile. ### Mobilitare l’autorità garante della concorrenza Persino l’autorità italiana garante della concorrenza, l’AGCM, viene mobilitata dalle lobby nella battaglia contro il Nutri-Score. Il 5 novembre 2021 apre sei procedimenti nello stesso giorno: cinque contro dei distributori, tra cui Carrefour, che riportavano il Nutri-Score sui prodotti venduti in Italia, e uno contro Yuka, lanciata in Italia l’anno precedente122. All’origine del procedimento contro l’applicazione c’è una segnalazione di Confagricoltura, una delle principali organizzazioni di rappresentanza delle imprese agricole, attiva anche nella tutela degli interessi delle filiere dei salumi e dei formaggi123. Per Yuka, il procedimento si conclude nel luglio 2022 senza che venga accertata alcuna violazione; l’applicazione si impegna semplicemente a spiegare meglio il proprio metodo124. Per il Nutri-Score, invece, le conseguenze sono più rilevanti: Carrefour accetta di rimuovere l’etichetta dai prodotti italiani a denominazione protetta e dalle specialità gastronomiche vendute nel Paese125. Confagricoltura celebra la vittoria in un comunicato dal titolo eloquente: “Come abbiamo sconfitto il Nutri-Score”126. ### Una campagna politica e mediatica contro Yuka Nel marzo 2026, l’applicazione torna nel mirino. Mirco Carloni, deputato della Lega, presiede la Commissione Agricoltura della Camera dei deputati. Chiede pubblicamente al governo di intervenire contro un’applicazione “antiscientifica” che, a suo dire, minaccerebbe il Made in Italy127. La stampa segue a ruota. Nel giro di dieci giorni, tre importanti quotidiani nazionali (Il Giornale, Il Sole 24 Ore e Libero), rilanciano l’iniziativa del deputato Carloni, riproponendo esattamente le stesse critiche contro Yuka e gli stessi esempi128-130. Il parmigiano, il prosciutto di Parma, la mortadella e l’aceto balsamico di Modena riceverebbero valutazioni negative nonostante la loro denominazione protetta. Inoltre, valutare i prodotti sulla base di 100 grammi sarebbe fuorviante per alimenti che vengono consumati in piccole quantità. Sul Sole 24 Ore, quotidiano economico di riferimento, il ministro dell’Agricoltura rincara la dose: l’algoritmo di Yuka sarebbe “completamente sbagliato”. L’offensiva arriva infine al Parlamento europeo. Il 30 marzo 2026, l’eurodeputata Silvia Sardone, anch’essa esponente della Lega e da anni molto attiva nella battaglia contro il Nutri-Score, presenta un’interrogazione scritta alla Commissione europea, che è tenuta in linea di principio a rispondere ufficialmente. Chiede se siano state valutate le basi scientifiche delle applicazioni che attribuiscono un punteggio agli alimenti, se siano stati misurati i loro effetti sulla concorrenza e quali iniziative siano state adottate per “proteggere” i prodotti tradizionali che queste applicazioni penalizzerebbero. L’obiettivo è chiaro: spingere l’Unione europea a intervenire direttamente contro queste applicazioni131. E gli argomenti sono, parola per parola, quelli utilizzati contro il Nutri-Score fin dal 2019. Conclusion Dalla prima offensiva contro il Nutri-Score nel 2014 fino all’interrogazione scritta presentata al Parlamento europeo nel 2026, il repertorio delle lobby non è cambiato: screditare, confondere, agire nell’ombra, spostare il terreno del dibattito, portare la questione sul piano giudiziario, alimentare il dubbio, fino ad arrivare a mobilitare un intero Stato. Tattiche affinate prima dall’industria del tabacco e poi da quella dello zucchero, e che hanno un costo anche quando falliscono: tre anni di procedimenti giudiziari e quasi 500.000 euro per Yuka, mesi di ritardo per il Nutri-Score e un’etichetta nutrizionale europea ancora oggi in stallo. Per essere efficace, il lobbying non deve necessariamente vincere: gli basta guadagnare tempo. Eppure, in sostanza, queste strategie hanno fallito, grazie alla solidità delle evidenze scientifiche e al sostegno dei cittadini. L’articolo nasce proprio con questo obiettivo: descrivere queste tattiche per imparare a riconoscerle. Perché conoscerle è già un primo passo per ridurne il potere. Fonti * ¹ Baker P. et al., The Lancet, 2025. https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(25)01567-3/fulltext * ² Rapport Hercberg, novembre 2013. https://sante.gouv.fr/IMG/pdf/rapport_Hercberg_15_11_2013.pdf * ³ ANIA, communiqué du 24 août 2015. https://www.ania.net/alimentation-sante/cp-non-a-un-dispositif-detiquetage-nutritionnel-simpliste-base-sur-un-code-couleur * ⁴ Serge Hercberg, séminaire au Collège de France, 2022-2023. https://www.college-de-france.fr/sites/default/files/media/document/2024-02/Touvier_2022-2023_Seminaire_Serge-Hercberg.pdf * ⁵ Process Alimentaire, avril 2014. https://www.processalimentaire.com/ingredients/l-ania-opposee-a-une-note-nutritionnelle-sur-les-packagings * ⁶ Process Alimentaire, juin 2014. https://www.processalimentaire.com/vie-des-iaa/codes-couleur-information-ou-consigne-de-choix * ⁷ Les Marchés, septembre 2014. https://www.reussir.fr/lesmarches/etiquetage-nutritionnel-loption-volontaire * ⁸ Process Alimentaire, mars 2015. https://www.processalimentaire.com/flash-iaa/ania-les-5-arguments-clefs-contre-le-scoring-nutritionnel * ⁹ CB News, février 2015. https://www.cbnews.fr/marques/etiquetage-ania-se-mefie-medicalisation * ¹⁰ Pourquoi Docteur, mars 2015. https://www.pourquoidocteur.fr/Articles/Question-d-actu/10107-Etiquetage-nutritionnel-la-grande-distribution-riposte * ¹¹ La Tribune, octobre 2015. https://www.latribune.fr/entreprises-finance/services/distribution/les-distributeurs-defendent-leur-etiquetage-nutritionnel-sans-feu-rouge-517631.html * ¹² Mathilde Touvier, cours au Collège de France, 2022-2023. https://www.college-de-france.fr/fr/agenda/cours/prevention-nutritionnelle-des-maladies-chroniques-de-la-recherche-action-de-sante-publique/nutri-score-le-logo-nutritionnel-simplifie-et-valide-pour-guider-les-consommateurs-vers-des-choix * ¹³ Donnenfeld M. et al., British Journal of Nutrition, 2015. https://doi.org/10.1017/S0007114515003384 * ¹⁴ Adriouch S. et al., European Journal of Preventive Cardiology, 2016. https://doi.org/10.1177/2047487316640659 * ¹⁵ Julia C. et al., Preventive Medicine, 2015. https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0091743515002741 * ¹⁶ Gómez-Donoso C. et al., Clinical Nutrition, 2021. https://doi.org/10.1016/j.clnu.2020.07.008 * ¹⁷ Deschasaux M. et al., PLOS Medicine, 2018. https://doi.org/10.1371/journal.pmed.1002651 * ¹⁸ Deschasaux M. et al., BMJ, 2020. https://doi.org/10.1136/bmj.m3173 * ¹⁹ Deschasaux-Tanguy M. et al., The Lancet Regional Health – Europe, 2024. https://www.thelancet.com/journals/lanepe/article/PIIS2666-7762(24)00173-X/fulltext * ²⁰ Blog Nutri-Score, bibliographie des études sur le Nutri-Score. https://nutriscore.blog/2022/09/23/bibliography-references/ * ²¹ Swissmilk, communiqué, octobre 2021. https://www.swissmilk.ch/fr/producteurs-de-lait/medias/psl-actuel/nutri-score-une-reponse-simpliste-a-une-question-complexe/ * ²² Europe 1, octobre 2021. https://www.europe1.fr/societe/nutri-score-vise-par-un-classement-defavorable-le-roquefort-demande-a-etre-exempte-4070995 * ²³ Novethic, décembre 2018. https://www.novethic.fr/actualite/social/consommation/isr-rse/face-a-l-influence-de-yuka-les-industriels-et-distributeurs-contre-attaquent-146661.html * ²⁴ Cour d'appel de Paris, juin 2023 (n° RG 21/11775). https://justice.pappers.fr/decision/8c3a85ced271ed234de169c31ed3702e07436eac * ²⁵ Serge Hercberg, séminaire au Collège de France, 2022-2023. https://www.college-de-france.fr/sites/default/files/media/document/2024-02/Touvier_2022-2023_Seminaire_Serge-Hercberg.pdf * ²⁶ Courrier de l’ANIA à Marisol Touraine, 25 septembre 2015. https://yuka.d.pr/f/NNEjrl * ²⁷ Mail interne ANIA, position commune sur l’article 5, 23 février 2015. https://yuka.d.pr/f/EliNcx * ²⁸ Serge Hercberg, Mange et tais-toi, HumenSciences, 2022. * ²⁹ Novethic, décembre 2018. https://www.novethic.fr/actualite/social/consommation/isr-rse/face-a-l-influence-de-yuka-les-industriels-et-distributeurs-contre-attaquent-146661.html * ³⁰ FEBEA, communiqué du 19 octobre 2018. https://www.febea.fr/presse/applications-cosmetiques-la-febea-appelle-a-la-transparence-a-la-rigueur-scientifique * ³¹ Le Canard enchaîné, 18 juin 2014. https://archives.lecanardenchaine.fr/annees/2014/liseuse-4886-678602d29de4b3c0?q=rillettes#p1 * ³² Le Monde, 14 mars 2025: https://www.lemonde.fr/les-decodeurs/article/2025/03/14/consensus-scientifique-blocage-politique-comprendre-le-debat-autour-du-nouveau-nutri-score_6580708_4355770.html?srsltid=AfmBOopvH_T_i-eqaRTETNWGxrfoMtX43sRgYvbSKY8-oQ_rjc0u3jHq * ³³ Compte rendu du comité directeur de la FICT, 24 novembre 2020 (signé Bernard Vallat, président). * ³⁴ Cour d’appel de Paris, arrêt FICT c. Yuka. https://www.courdecassation.fr/decision/6392dfe3d61f8005d4f3daa7 * ³⁵ FICT, communiqué de presse, 27 mai 2021.https://yuka.d.pr/f/OdSPWq * ³⁶ Le monde, Le Monde, juin 2021. https://www.lemonde.fr/planete/article/2021/06/03/additifs-nitrites-l-application-yuka-condamnee-en-premiere-instance-face-a-la-federation-des-charcutiers_6082587_3244.html * ³⁷ Le Point, mai 2021. https://www.lepoint.fr/societe/l-application-yuka-denigre-les-charcutiers-traiteurs-juge-un-tribunal-28-05-2021-2428546_23.php * ³⁸ Konbini, mai 2021. https://www.konbini.com/techno/lappli-yuka-condamnee-par-la-justice-apres-lattaque-des-charcutiers-traiteurs/ * ³⁹ Process Alimentaire, 2021. https://www.processalimentaire.com/vie-des-iaa/la-fict-fait-condamner-yuka-pour-denigrement-l-application-fait-appel * ⁴⁰ Linéaires, 2021. https://www.lineaires.com/les-produits/la-federation-des-industriels-charcutiers-obtient-gain-de-cause-face-a-yuka * ⁴¹ EconomieMatin, mai 2021. https://www.economiematin.fr/news-nitrites-federation-charcuterie-traiteur-yuka-justice-decision * ⁴² UFC-Que Choisir, mai 2021. https://www.quechoisir.org/actualite-nitrites-yuka-condamnee-pour-denigrement-des-charcutiers-n94788/ * ⁴³ 60 Millions de consommateurs, juin 2021. https://www.60millions-mag.com/aliments-boissons/article/nitrites-dans-la-charcuterie-l-appli-yuka-condamnee-20210608/ * ⁴⁴ Process Alimentaire, 2018. https://www.processalimentaire.com/ingredients/l-evolved-nutrition-label-etiquetage-sans-lendemain-35456 * ⁴⁵ Egnell M. et al., Nutrients, 2018. https://doi.org/10.3390/nu10091268 * ⁴⁶ Mathilde Touvier, Cours au Collège de France, 2022-2023. https://www.college-de-france.fr/sites/default/files/media/document/2023-06/Touvier%202022-2023%20%E2%80%93%20Cours%2030%20mai.pdf * ⁴⁷ European Heart Network, communiqué du 16 juin 2017. https://ehnheart.org/library/responses/ehn-statement-on-evolved-nutrition-labelling-scheme/ * ⁴⁸ UFC-Que Choisir, novembre 2018. https://www.quechoisir.org/enquete-affichage-nutritionnel-quand-l-agroalimentaire-complote-n60541/ * ⁴⁹ Ministère de la Santé, « L’évaluation en conditions réelles d’achat des systèmes d’information nutritionnelle ». https://sante.gouv.fr/prevention-en-sante/preserver-sa-sante/nutrition/nutri-score/article/l-evaluation-en-conditions-reelles-d-achat-des-systemes-d-information * ⁵⁰ Le Monde, septembre 2016. https://www.lemonde.fr/planete/article/2016/09/17/etiquetage-nutritionnel-une-etude-malgre-les-critiques_4999278_3244.html * ⁵¹ Terre-net (avec AFP), septembre 2016. https://www.terre-net.fr/actualite-agricole/economie-social/article/etude-sur-l-etiquetage-nutritionnel-le-pdg-de-l-inserm-demissionne-202-120747.html * ⁵² Pourquoi Docteur, « Étiquetage nutritionnel : une pétition dénonce des conflits d'intérêts ». https://www.pourquoidocteur.fr/Articles/Question-d-actu/17969-Etiquetage-nutritionnel-une-petition-denoncent-des-conflits-d-interets * ⁵³ LSA, 2016. https://www.lsa-conso.fr/evaluation-des-quatre-systemes-d-etiquetage-nutritionnel-la-methode,244869 * ⁵⁴ France Info. https://www.franceinfo.fr/sante/alimentation/systeme-u-lance-son-application-qui-scanne-les-etiquettes-des-aliments-sans-vous-dire-s-ils-sont-bons-ou-mauvais_2930963.html * ⁵⁵ FEBEA, communiqué du 20 novembre 2020. https://www.febea.fr/presse/la-febea-lance-claire-application-innovante-decrypter-ingredients-produits-cosmetiques * ⁵⁶ L’Usine Nouvelle, novembre 2020. https://www.usinenouvelle.com/editorial/face-a-yuka-l-industrie-cosmetique-lance-son-appli-claire-pour-rassurer-sur-ses-ingredients.N1030784 * ⁵⁷ FCD, communiqué du 16 mars 2016. https://www.fcd.fr/qui-sommes-nous/actualites-de-la-fcd/detail/67-enseignes-commerce-distribution-devoilent-leur-systeme-etiquetage-nutritionnel-simplifie-baptise/ * ⁵⁸ Process Alimentaire, 10 avril 2026. https://www.processalimentaire.com/flash-iaa/etiquetage-nutritionnel-le-systeme-sens-de-la-grande-distribution-reste-dans-la-course * ⁵⁹ Parlement européen (EPRS), Front-of-pack nutrition labelling, 2020. https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/BRIE/2020/652028/EPRS_BRI(2020)652028_EN.pdf * ⁶⁰ Foodwatch, communiqué du 29 septembre 2021. https://www.foodwatch.org/fr/communiques-de-presse/2021/foodwatch-en-action-a-bruxelles-pour-denoncer-le-lobbying-de-fooddrinkeurope-oppose-au-nutri-score * ⁶¹ Réussir Lait, « Produits laitiers : le Cniel demande à faire évoluer le Nutri-Score ». https://www.reussir.fr/lait/produits-laitiers-le-cniel-demande-faire-evoluer-le-nutri-score * ⁶² Sénat, question écrite n° 22708, mai 2021. https://www.senat.fr/questions/base/2021/qSEQ210522708.html * ⁶³ Euranet Plus, « EU Nutri-Score labelling: An unpalatable option? », novembre 2020. https://euranetplus-inside.eu/eu-nutri-score-labelling-an-unpalatable-option/ * ⁶⁴ Fiche HATVP de la FICT. https://www.hatvp.fr/fiche-organisation/?organisation=784357725 * ⁶⁵ FIAB, février 2020. https://fiab.es/autocontrol-da-la-razon-a-fiab-en-su-reclamacion-contra-la-publicidad-de-yuka/ * ⁶⁶ https://fiab.es/autocontrol-da-la-razon-a-fiab-en-su-reclamacion-contra-la-publicidad-de-yuka/ * ⁶⁷ Profil et mandats de Javier López Zafra, Legal500. https://www.legal500.com/gc-powerlist/iberia-2018/javier-lopez-zafra/ * ⁶⁸ Institut Rousseau, janvier 2026. https://institut-rousseau.fr/publications/lobbying-agroalimentaire-nutri-score * ⁶⁹ Lettre du CNA (Bernard Vallat) à Marisol Touraine, 20 mai 2015. https://yuka.d.pr/f/CIoPcg * ⁷⁰ Serge Hercberg, Mange et tais-toi, HumenSciences, 2022. * ⁷¹ Mail interne ANIA, propositions d’amendements sur les articles 4 et 5, mars 2015. https://yuka.d.pr/f/QGAbwS * ⁷² Cash Investigation, France 2, septembre 2016. * ⁷³ Avis du CNC, BOCCRF n° 2 du 5 février 2024. https://www.economie.gouv.fr/files/files/directions_services/dgccrf/boccrf/2024/BOCCRF-n2-05022024.pdf * ⁷⁴ Assemblée nationale, proposition de loi n° 650, décembre 2022. https://www.assemblee-nationale.fr/dyn/16/textes/l16b0650_proposition-loi.pdf * ⁷⁵ Sénat, proposition de loi n° 505, avril 2025. https://www.senat.fr/leg/exposes-des-motifs/ppl24-505-expose.html * ⁷⁶ UFC-Que Choisir, mai 2022. https://www.quechoisir.org/action-ufc-que-choisir-enquete-de-l-ufc-que-choisir-sur-les-aliments-traditionnels-le-nutri-score-meilleure-illustration-de-la-qualite-nutritionnelle-de-notre-patrimoine-culinaire-n100652/ * ⁷⁷ Midi Libre, novembre 2024. https://www.midilibre.fr/2024/11/15/il-faut-arreter-avec-cet-outil-mensonger-face-au-nouveau-nutri-score-europeen-la-filiere-roquefort-ne-decolere-pas-12323222.php * ⁷⁸ Le Monde, juin 2025. https://www.lemonde.fr/economie/article/2025/06/07/derriere-les-100-ans-de-l-appellation-roquefort-la-mainmise-de-l-agro-industrie-et-une-erosion-des-ventes_6610954_3234.html?search-type=classic&ise_click_rank=1 l * ⁷⁹ Confédération générale de Roquefort, rapport d’activité 2023. https://www.roquefort.fr/wp-content/uploads/2024/07/CGR_RA2023_numerique_DEF.pdf * ⁸⁰ Web-agri (AFP), novembre 2022. https://www.web-agri.fr/politique-et-economie/article/222767/a-roquefort-un-fromage-ancestral-dans-l-oeil-de-l-agro-industrie * ⁸¹ Blog Nutri-Score, mars 2025. https://nutriscore.blog/2025/03/06/pour-la-ministre-de-lagriculture-les-aliments-quelle-considere-remarquables-ne-doivent-pas-etre-mal-classes-par-le-nutri-score-debunking/ * ⁸² FICT, « Nitrites et charcuterie : où en est-on ? », octobre 2024. https://www.fict.fr/wp-content/uploads/2025/02/informations-nitrites.pdf * ⁸³ BASIC, étude sur la filière porc et charcuterie, octobre 2025. https://basic.coop/v2/content/uploads/2025/10/BASIC_Etude-Filiere-Porc_Rapport-Recherche_6-octobre-2025.pdf * ⁸⁴ CIRC, monographie vol. 94, 2010. https://publications.iarc.fr/Book-And-Report-Series/Iarc-Monographs-On-The-Identification-Of-Carcinogenic-Hazards-To-Humans/Ingested-Nitrate-And-Nitrite-And-Cyanobacterial-Peptide-Toxins-2010 * ⁸⁵ La France Agricole, janvier 2022. https://www.lafranceagricole.fr/elevage/article/768600/les-industriels-de-la-charcuterie-saluent-le-vote-sur-les-nitrites * ⁸⁶ FICT, site info-nitrites.fr. https://info-nitrites.fr/ ; FICT, « Nitrites et charcuterie : où en est-on ? », octobre 2024. https://www.fict.fr/wp-content/uploads/2025/02/informations-nitrites.pdf * ⁸⁷ L’Usine Nouvelle, octobre 2020. https://www.usinenouvelle.com/editorial/les-industriels-de-la-charcuterie-en-guerre-contre-yuka.N1033334 * ⁸⁸ Santé publique France, surveillance du botulisme. https://www.santepubliquefrance.fr/maladies-et-traumatismes/maladies-infectieuses-d-origine-alimentaire/botulisme * ⁸⁹ Vakita, vidéo « Yuka : comment le lobby de la charcuterie a failli avoir la peau de l’appli ». https://www.youtube.com/watch?v=XGsEtM2sde8 * ⁹⁰ Foodwatch, pétition « Stop aux nitrites ajoutés dans notre alimentation ». https://www.foodwatch.org/fr/sinformer/nos-campagnes/alimentation-et-sante/additifs/petition-stop-aux-nitrites-ajoutes-dans-notre-alimentation * ⁹¹ Tribunal de commerce de Paris, jugement du 25 mai 2021. https://www.legalis.net/jurisprudences/tribunal-de-commerce-de-paris-1ere-ch-jugement-du-25-mai-2021/ * ⁹² Marianne, juillet 2021. https://www.marianne.net/societe/sante/lobby-charcutier-vs-application-yuka-troisieme-round-judiciaire-a-aix-cette-fois-ci * ⁹³ Cour d’appel de Paris, arrêt du 8 octobre 2025. https://www.doctrine.fr/d/CA/Paris/2025/CAP4C71A4E569883A5D056B * ⁹⁴ Sud Ouest. https://www.sudouest.fr/economie/conso-distribution/nitrites-dans-les-charcuteries-condamnee-yuka-poursuit-son-combat-avec-une-cagnotte-en-ligne-6403739.php * ⁹⁵ Lettre ANIA-FCD à Stéphane Le Foll - 22 juin 2016. https://yuka.d.pr/f/Zrjdq7 * ⁹⁶ Mediapart, septembre 2016. https://www.mediapart.fr/journal/economie/160916/des-chercheurs-pris-pour-cible-par-le-lobby-agroalimentaire * ⁹⁷ RSE Magazine, juin 2026. https://www.rse-magazine.com/nutri-score-lactalis-attaque-les-geants-reculent-le-modele-vacille/ * ⁹⁸ Agri Mutuel (AFP), juin 2026. https://www.agri-mutuel.com/politique-economie/la-cour-de-justice-europeenne-va-se-pencher-sur-le-nutri-score-apres-une-requete-de-lactalis/ * ⁹⁹ Baker P. et al., The Lancet, 2025. https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(25)01567-3/fulltext * ¹⁰⁰ The Advocacy Incubator, mai 2024. https://www.advocacyincubator.org/news/2024-05-13-the-mexican-supreme-court-of-justice-confirmed-the-constitutionality-of-front-of-package-warning-labeling-regulations * ¹⁰¹ Assemblée nationale, rapport d’information n° 3731 sur les sels nitrités, janvier 2021. https://www.assemblee-nationale.fr/dyn/15/rapports/cion-eco/l15b3731_rapport-information.pdf * ¹⁰² Besançon S. et al., BMJ Global Health, 2023. https://gh.bmj.com/content/8/5/e011720 * ¹⁰³ Le Monde, juillet 2016. https://www.lemonde.fr/planete/article/2016/07/08/intoxication-agroalimentaire-au-ministere-de-la-sante_4966213_3244.html * ¹⁰⁴ Académie d’agriculture de France, rapport sur les additifs nitrés et les cancers colorectaux, novembre 2020. https://www.academie-agriculture.fr/publications/publications-academie/avis/rapport-du-groupe-de-travail-impacts-sur-les-cancers * ¹⁰⁵ Assemblée nationale, rapport d’information n° 3731 sur les sels nitrités, janvier 2021. https://www.assemblee-nationale.fr/dyn/15/rapports/cion-eco/l15b3731_rapport-information.pdf * ¹⁰⁶ Jugement du tribunal de commerce d'Aix-en-Provence, 13 septembre 2021. https://yuka.d.pr/f/vBJWbg * ¹⁰⁷ Baker P. et al., The Lancet, 2025. https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(25)01567-3/fulltext * ¹⁰⁸ Kearns C.E. et al., JAMA Internal Medicine, 2016. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC5099084/ * ¹⁰⁹ The New York Times, août 2015. https://archive.nytimes.com/well.blogs.nytimes.com/2015/08/09/coca-cola-funds-scientists-who-shift-blame-for-obesity-away-from-bad-diets/ * ¹¹⁰ Fialon M. et al., International Journal of Health Policy and Management, 2022. https://doi.org/10.34172/ijhpm.2022.6127 * ¹¹¹ Fialon M., Julia C. et al., International Journal of Health Policy and Management, 2022. https://www.ijhpm.com/article_4196.html * ¹¹² Blog Nutri-Score, décembre 2019. https://nutriscore.blog/2019/12/16/non-a-linstrumentalisation-politique-du-nutri-score-en-italie-par-monsieur-matteo-salvini-1-non-au-deni-de-la-science-et-de-la-sante-publique/ * ¹¹³ Il Fatto Alimentare, mars 2023. https://ilfattoalimentare.it/nutri-score-ministro-lollobrigida-fake-news.html * ¹¹⁴ Il Fatto Alimentare, mai 2024. https://ilfattoalimentare.it/sovranita-alimentare-costituzione-nutri-score.html * ¹¹⁵ Great Italian Food Trade. https://www.greatitalianfoodtrade.it/fr/%C3%89tiquettes/nutriscore-ferrero-et-coldiretti-contre-tout-le-monde/ * ¹¹⁶ Euractiv, septembre 2020. https://www.euractiv.fr/section/alimentation/news/sept-pays-de-lue-sopposent-au-systeme-detiquetage-des-aliments-nutri-score/ * ¹¹⁷ BEUC, octobre 2023. https://blog.beuc.eu/food-label-ambush-how-intense-industry-lobbying-halted-eu-plans/ * ¹¹⁸ Foodwatch, « Nutri-Score papers », 2024. https://www.foodwatch.org/fr/actualites/2024/nutri-score-papers-revelations-de-foodwatch-sur-les-agissements-des-lobbies-a-la-commission-europeenne * ¹¹⁹ Mediapart, décembre 2023. https://www.mediapart.fr/journal/international/301223/le-gastro-nationalisme-italien-met-un-coup-d-arret-au-nutri-score-en-europe * ¹²⁰ Ministère italien de la Santé, présentation du NutrInform Battery. https://www.salute.gov.it/new/it/tema/nutrizione/nutrinform-battery/ * ¹²¹ Étude comparative Nutri-Score / NutrInform Battery, Nutrients, 2022. https://www.mdpi.com/2072-6643/14/17/3511 * ¹²² AGCM, communiqué du 22 novembre 2021. https://www.agcm.it/media/comunicati-stampa/2021/11/PS12131-PS12183-PS12184-PS12185-PS12186-PS12187 * ¹²³ AGCM, décision d’ouverture de la procédure PS12184, 5 novembre 2021, sur signalement de Confagricoltura du 27 juillet 2021 ; document en possession des auteurs. * ¹²⁴ AGCM, décision n° 30237, 25 juillet 2022. https://www.agcm.it/dotcmsdoc/bollettini/2022/28-22.pdf * ¹²⁵ Great Italian Food Trade, 2022. https://www.greatitalianfoodtrade.it/en/etichette/nutriscore-nessuna-condanna-di-carrefour-gs-interdis-dallantitrust/ * ¹²⁶ Alimentando, 2022. https://www.alimentando.info/confagricoltura-come-abbiamo-sconfitto-il-nutriscore/ * ¹²⁷ Communiqué de Mirco Carloni, 13 mars 2026 (Agenparl). https://agenparl.eu/2026/03/13/made-in-italy-mirco-carloni-lega-app-francese-yuka-minaccia-agroalimentare-italiano-depositata-interrogazione/ * ¹²⁸ Il Giornale, mars 2026. https://www.ilgiornale.it/news/interni/made-italy-mirco-carloni-app-francese-yuka-minaccia-2638008.html * ¹²⁹ Il Sole 24 Ore, mars 2026. https://www.ilsole24ore.com/art/l-app-yuka-come-nutriscore-penalizza-l-agroalimentare-italiano-AIynzfzB * ¹³⁰ Libero, mars 2026. https://www.liberoquotidiano.it/news/scienze-tech/alimentazione-e-benessere/46930825/yuka-app-spesa-salutare-mortifica-cibi-made-italy/ * ¹³¹ Question écrite de Silvia Sardone à la Commission européenne, 30 mars 2026. https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/P-10-2026-001322_EN.html
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:fediverso: Devol ⁂ :devol: @devol.mastodon.uno.ap.brid.gy · 10/09/2026
qua è dove ci vantiamo delle nuove t-shirt di @fedimedia che ne pensate? ? fra poco spiegheremo come usare il fediverso per creare una community di fronte alla platea del libreoffice 2026 Altri aggiornamenti nel gruppo fediverso: @fediverso #fediverso #fedimedia #libreoffice26
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Hal9000 :firefox: :ubuntu: @halnovemila.mastodon.uno.ap.brid.gy · 10/09/2026
Meno #Windows e più #Linux in #Europa, mentre #Ecosia lancia il #browser (mezzo) sovrano #uno #bigtech www.redhotcyber.com/post/meno-windo…
redhotcyber.com
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:mastodon: mastodon admin @amministratore.mastodon.uno.ap.brid.gy · 10/09/2026
Ad Agosto mastodon di fatto proibisce istanze che usano un Top Level Domain "mastodon" come mastodon.uno o mastodon.world: blog.joinmastodon.org/2026/08/shari… E quindi c'è chi è uscito dicendo che queste […] [Original post on mastodon.uno]
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“C’è una probabilità superiore al 10% che l' #IA ci uccida tutti entro il decennio”: lo ha detto il responsabile della #sicurezza IA di #Anthropic | #DDay.it #uno #terminator #bigtech @sicurezza […]
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informapirata ⁂ :privacypride: @informapirata.mastodon.uno.ap.brid.gy · 09/09/2026
Anthropic sta sviluppando un sistema di sorveglianza predittiva per monitorare gli attivisti. Le nuove assunzioni e le dichiarazioni rilasciate durante le interviste dimostrano che il gigante dell'intelligenza artificiale sta usando le sue capacità contro i dissidenti […]
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informapirata ⁂ :privacypride: @informapirata.mastodon.uno.ap.brid.gy · 08/09/2026
A/I colpito dagli Usa per perseguire gli antifascisti americani «Nessun governo straniero dovrebbe avere il potere di infliggere una sorta di pena di morte civile a gruppi europei. Contestare davanti ai tribunali statunitensi la propria designazione come “organizzazione terroristica” è inutile […]
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La #Svizzera prepara l'alternativa #opensource a #Microsoft 365 per 3.000 #PC #uno #bigtech #alternative www.ilsoftware.it/la-svizzera-prepa…
ilsoftware.it
La Svizzera prepara l'alternativa open source a Microsoft 365 per 3.000 PC
La Svizzera avvia un programma open source per una postazione digitale sovrana destinata a 3000 dipendenti entro il 2027.
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⁂ Fediverso e Social Network ⁂ @socialnetwork.mastodon.uno.ap.brid.gy · 06/09/2026
Comunicato ufficiale: Autistici/Inventati chiude - Restare Umani keepitfree.ai/it/announcements/a/i-… Sono stati 25 anni bellissimi. Sono stati una “bella storia”, qua su wikipedia: en.wikipedia.org/wiki/Autistici/Inv… A brevissimo verrà spiegato dal […]
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#Google #Maps peggiora il #traffico? I #navigatori ottimizzano il #viaggio del singolo, ma quando tutti seguono la stessa #logica l’effetto si ribalta: il traffico si concentra e le #emissioni aumentano #uno #bigtech #auto #Automotive […]
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informapirata ⁂ :privacypride: @informapirata.mastodon.uno.ap.brid.gy · 05/09/2026
Il golpe cyberpunk di Trump. Recensione a un piccolo capolavoro: Resistere ai tempi oscurilibr, della brillante accademica Asma Mhalla che ci mette in guardia. Il futuro è già arrivato. Suprematisti messianici sostengono l’apocalisse per vedere il messia. E Trump è solo il mago del kaos […]
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:fedora: filippodb ⁂ :cc: @filippodb.mastodon.uno.ap.brid.gy · 04/09/2026
#AutisticiInventati: il mondo scopre in ritardo che l’hacktivism non è un pranzo di gala www.repubblica.it/tecnologia/2026/0… In realtà la notizia non dovrebbe fare troppo scalpore […]
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Hal9000 :firefox: :ubuntu: @halnovemila.mastodon.uno.ap.brid.gy · 04/09/2026
#Brave offre #performance migliori di #Chrome, #Firefox e #Microsoft #Edge ? #uno #browser www.ilsoftware.it/brave-offre-perfo…
ilsoftware.it
Brave offre performance migliori di Chrome, Firefox e Microsoft Edge?
Brave confronta le prestazioni con Chrome, Edge e Firefox: meno CPU, RAM e traffico grazie al blocco nativo di tracker e pubblicità.
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Hal9000 :firefox: :ubuntu: @halnovemila.mastodon.uno.ap.brid.gy · 04/09/2026
“ #Gemini , organizzaci la #scalata !”: tre #escursionisti soccorsi sul #Monte €Shasta dopo aver seguito l' #IA | #DDay.it #uno Ci mancava l'IA già si perdono da soli […]
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Hal9000 :firefox: :ubuntu: @halnovemila.mastodon.uno.ap.brid.gy · 03/09/2026
#LibreOffice 26.8, un #milione di #download in sette giorni: gli #utenti scappano da #Microsoft ? | #HardwareUpgrade #uno #bigtech #opensource www.hwupgrade.it/news/programmi/lib…
hwupgrade.it
LibreOffice 26.8, un milione di download in sette giorni: gli utenti scappano da Microsoft?
The Document Foundation ha comunicato i numeri della prima settimana di vita di LibreOffice 26.8: oltre un milione di download dalla sola pagina ufficiale, il dato più alto mai registrato nella storia della suite open source
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#Finevita, il #Veneto approva la #legge sul #suicidio medicalmente assistito: è la prima #Regione di #centrodestra - #Open #uno #marcocappato #civilta #lucacoscioni www.open.online/2026/09/02/legge-fi…
open.online
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:mastodon: Uno Academy @unoacademy.mastodon.uno.ap.brid.gy · 02/09/2026
Ogni utente può agire in piena autonomia e scegliere di non vedere più messaggi o interazioni provenienti da un’intera istanza senza il bisogno di un admin. È una scelta personale e legittima: ciascuno è libero di bloccare le istanze che ritiene ostili […] [Original post on mastodon.uno]
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quinta - Stefano Quintarelli @quinta.mastodon.uno.ap.brid.gy · 02/09/2026
Di App IO, EUDIwallet, Autistici, Corte di giustizia e sovranità digitale blog.quintarelli.it/2026/09/di-app-…
blog.quintarelli.it
Di App IO, EUDIwallet, Autistici, Corte di giustizia e sovranità digitale
Premetto che il mio punto è solamente tecnico; ci sono anche questioni politiche ma esulano dalle considerazioni di questo post Le regole tecniche per l’identità digitale prevedono che le app wallet verifichino di essere integre (e non essere state alterate, cosa che aprirebbe vulnerabilità) La App IO verifica la propria integrità usando i servizi Play Integrity di Google e App Attest di Apple. Autistici è una associazione riconosciuta in italia e nè l’associazione nè i suoi rappresentanti sono oggetto di alcun provvedimento da parte del potere giudiziario italiano. Come spiegava NG nella mailing dei Copernicani, Autistici è ora qualificata dagli USA _Specially Designated Global Terrorist_. La casisitica è stata introdotta dell’Executive Order 13224 del 23 settembre 2001, emanato da G.W. Bush per fronteggiare le “minacce straordinarie alla sicurezza nazionale, politica estera e all’economia degli USA” dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. L’EO 13224 ha lo scopo di impedire il finanziamento di persone o entità designate come terroriste. “Ecco come: “ _In general terms, the Order provides a means by which to disrupt the financial support network for terrorists and terrorist organizations by authorizing the U.S. government to designate and block the assets of foreign individuals and entities that commit, or pose a significant risk of committing, acts of terrorism.”_ L’attribuzione della qualifica di terroristi ex EO 13224 è in carico all’esecutivo, cioè al Ministero degli Esteri e al Ministero del Tesoro, oltre che all’Attorney General. (Cioè è un provvedimento amministrativo, senza processo difesa e corte, che è immediatamente esecutivo). Una volta che un soggetto è qualificato come terrorista, il blocco dei suoi asset è eseguito dall’Office of Foreign Assets Control (OFAC), una struttura organizzativa del Dipartimento del tesoro. Di conseguenza, il risultato della designazione di SDGT è che… _all property and interests in property of the designated entity that are subject to U.S. jurisdiction are blocked, and all U.S. persons are generally prohibited from engaging in any transactions with them_. A maggio 2025, sulla base di questa qualifica, Microsoft ha bloccato la posta elettronica della Corte Penale Internazionale e Google ha chiuso gli account dei giudici. Non ho visto (ancora) alcuna segnalazione che gli account Google/Apple delle persone di Autistici siano state oggetto di blocco Il fatto è che, da quanto mi viene spiegato (sarei lieto di sbagliarmi), **la sospensione degli account di Google implica** il fallimento della verifica di integrità di Play Integrity e quindi **l’impossibilità di usare l’App IO, l’IT wallet, gli EUDI Wallet che usano Play integrity** per la verifica (da un punto di vista tecnico, non è necessario usare Play Integrity, è una scelta di chi implemente il wallet ed è stata la scelta fatta dagli sviluppatori di App IO / IT Wallet). Una decisione di una amministrazione USA, inaudita altera parte, può determinare l’impossibilità di uso di credenziali e documenti digitali nazionali anche da parte di chi, in Italia, ha tutti i diritti di utilizzarli. Se abbiamo a cuore la nostra **sovranità digitale, forse sarebbe bene che le nostre App non usino Play Integrity ed App Attest** … If you like this post, please consider sharing it.
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:fediverso: Devol ⁂ :devol: @devol.mastodon.uno.ap.brid.gy · 02/09/2026
Il nemico degli USA è ORA l’@internet che non ti spia. www.wumingfoundation.com/giap/2026/… Banca Etica ha sospeso il conto di #AutisticiInventati e dice che la chiusura è probabile, il messaggio che passa è inquietante: chi […]
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Hal9000 :firefox: :ubuntu: @halnovemila.mastodon.uno.ap.brid.gy · 02/09/2026
#Thunderbird 155 migliora #OAuth, #sicurezza e gestione della #posta su #Linux – #LinuxEasy #uno #sicurezza @sicurezza www.linuxeasy.org/thunderbird-155-m…
linuxeasy.org
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Hal9000 :firefox: :ubuntu: @halnovemila.mastodon.uno.ap.brid.gy · 01/09/2026
word-sys’s #PDF #Editor: il completo editor PDF #opensource per #Linux – #LinuxEasy #uno www.linuxeasy.org/word-syss-pdf-edi…
linuxeasy.org
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Hal9000 :firefox: :ubuntu: @halnovemila.mastodon.uno.ap.brid.gy · 31/08/2026
Il #clima collassa, il #governo tace e noi parliamo di #Ranucci e #woke - #ValigiaBlu #uno #climatechange www.valigiablu.it/piano-clima-itali…
valigiablu.it
## Il clima collassa, il governo tace e noi parliamo di Ranucci e woke Share 0 Bluesky 0 Share 0 Share Aggiungi Valigia Blu su Google ### Iscriviti alla nostra Newsletter 22 min lettura Ranucci e Lavitola, i prezzi dei carburanti, la sinistra senza leader, il woke, il business dell’immigrazione, Vannacci che sposta la coalizione ancora più a destra: in questa torrida estate il governo Meloni è riuscito a non parlare mai, né sui social né nelle dichiarazioni alla stampa, del tema che invece è diventato centrale nelle vite di ciascuna o ciascuno di noi. E cioè: come si fronteggiano le temperature altissime di questi mesi? L’estate è stata un susseguirsi di ondate di calore: ufficialmente siamo alla quinta, che dovrebbe essere persino la più violenta, ma in realtà sin da maggio l’intera Europa ha fatto registrare temperature record. Il 2026 si avvia a diventare l’anno più caldo della storia o, come dicono spesso i movimenti per il clima, rischiamo di ricordare questa estate come la più fresca dei prossimi anni. Quella che storicamente è stata la stagione più amata dalla maggior parte delle persone sta già diventando la stagione più temuta. Persino le spiagge, il luogo simbolo dell’estate, cominciano a diventare luoghi da disertare, dai quali proteggersi. Come ha scritto sui social la politologa Flavia Restivo: > _Sta per finire l’estate più calda di sempre. Ci lascia un Mediterraneo fino a 6°C sopra la media, oltre 620.000 ettari di territorio bruciato in Europa, migliaia di vittime e interi ecosistemi devastati. Le istituzioni dove sono?_ La domanda più precisa è: cosa stanno facendo le istituzioni? L’assenza di dichiarazioni da parte del governo è in fondo il male minore, specie se si considera che, quando parlano di cambiamento climatico, gli esponenti della destra al potere dicono una marea di sciocchezze che, se non fossero gravi, sarebbero ridicole. Quando il presidente del Senato Ignazio La Russa a giugno ha affermato che “ci abitueremo al clima caraibico”, sarebbe bastato porre una semplice domanda, una sola parola: come? Per provare a rispondere abbiamo analizzato i piani e i documenti nazionali che parlano di adattamento climatico o, perlomeno, di azioni legate agli effetti più tangibili del collasso climatico in corso, prendendo in prestito la definizione che da alcuni anni usa spesso il segretario generale dell'ONU António Guterres. Se il cambiamento è un’azione in divenire, che dunque si può negare, il collasso è qualcosa che è già in atto. Per questo serve comprendere in che modo è possibile adattarsi. Ed è quello che, come singole individualità, già quest’estate abbiamo imparato a fare. Attraverso domande come: come fai a dormire la notte? Vuoi magnesio e potassio? Hai scelto un posto fresco per le vacanze? Hai messo il condizionatore a casa? Come se all’interno delle innumerevoli domande di circostanza siano entrate in sordina anche tutte quelle che in un modo o nell’altro hanno a che fare con il collasso climatico. Perché mentre il governo si affanna a minimizzare la realtà - o, meglio, attua una strategia di “omertà climatica”, come l’ha definita in un recente editoriale Nicola Armaroli, dirigente di ricerca del CNR e direttore della rivista scientifica _Sapere_ - è vitale indagare cosa in realtà sta facendo lo Stato italiano sull’adattamento, coi suoi enti e le sue strategie articolate in un’organizzazione molto più complessa rispetto agli annunci e ai silenzi del governo di turno. ## Di cosa parliamo in questo articolo: * Il ritardo concettuale dell’adattamento climatico * Abbiamo un Piano, ma è senza soldi e senza dati * Depavimentare non può essere l’unica soluzione all’aumento del consumo di suolo * “Il dissesto idrogeologico è una condizione strutturale del territorio italiano” * L’Italia va a fuoco ma mancano fondi e coordinamento * Serve agire qui e ora ### **Il ritardo concettuale dell’adattamento climatico** Se è ormai assodato che mitigazione (riduzione delle emissioni) e adattamento (prevenzione e riduzione degli impatti) sono due facce della stessa medaglia nel contrasto al collasso climatico, tale considerazione non è stata sempre così granitica. Nel suo libro _Climate proof planning. L’adattamento in Italia tra sperimentazioni e innovazioni,_ il ricercatore dell’università Iuav di Venezia Filippo Magni fa notare che: > _Durante i primi negoziati internazionali sul clima, l’adattamento non è stato solo trattato separatamente dalla mitigazione, ma gli è stata data anche poca importanza. Questo, secondo Swart e Raes (2007), è legato al ruolo assegnato all’adattamento, in particolare in Europa, visto come un potenziale elemento di “interferenza” all’attenzione verso i processi di mitigazione. Alla mitigazione è stata data la priorità in parte perché il cambiamento climatico stesso è stato concepito come un problema ambientale simile, per esempio, al problema dell’ozono o alle piogge acide, che poteva essere gestito fissando traguardi e scadenze (Munasinghe e Swart, 2004). [..] Inoltre, la mitigazione è stata sempre vista come un problema dei paesi sviluppati (come principali responsabili delle emissioni), mentre l’adattamento è stato considerato come un problema dei paesi in via di sviluppo (quali vittime principali dei fenomeni climatici estremi). Tale dualismo artificiale ha cominciato a perdere la sua credibilità in concomitanza della crescente dimostrazione dell’impatto globale del cambiamento climatico. Divenne anche chiaro che i cambiamenti climatici possono essere più utilmente inquadrati come un developmental problem piuttosto che solamente environmental (Swart e Raes, 2007) dato che le sue radici fondamentali affondano nelle attuali modalità di produzione e consumo. Oggi si può tranquillamente affermare che è ormai ampiamente riconosciuto che il cambiamento climatico è inevitabile e tanto i sistemi naturali quanto quelli antropici saranno influenzati dai suoi impatti. Definito questo, la questione centrale non è più focalizzata se il clima deve essere protetto dagli esseri umani o se gli esseri umani devono proteggersi dal clima, ma come interventi di mitigazione ed adattamento possano essere pensati in tandem verso uno sviluppo sostenibile integrato_. La divisione tracciata da Magni è stata evidente anche in Italia. La mitigazione è sempre stata vista come un adeguamento ai regolamenti e alle direttive dell’Unione Europea sulla riduzione delle emissioni, una forma plastica del ritornello “ce lo chiede l’Europa”, mentre l’adattamento è stato trattato più come una questione di cooperazione internazionale che come una serie di attività da dover svolgere sul proprio territorio. Un ritardo concettuale, se così possiamo definirlo, che si è poi concretizzato nei primi atti propedeutici ad affrontare gli effetti e gli impatti del collasso climatico. Si pensi che l’Italia da questo punto di vista ha pubblicato la sua strategia di adattamento nel 2015 ma il Piano, che aveva il compito di dotare di gambe la strategia, è stato approvato solo nel dicembre del 2023. ### **Abbiamo un Piano, ma è senza soldi e senza dati** Ci sono voluti 9 anni e 6 governi per giungere finalmente al PNACC, il Piano Nazionale di Adattamento sui Cambiamenti Climatici. Con la stessa lentezza, come se non fosse una questione dirimente, l’Osservatorio del PNACC, è stato istituito solo due anni dopo, ovvero nel dicembre 2025. E dire che l’Osservatorio avrebbe, in teoria, funzioni essenziali di indirizzo e coordinamento, oltre che, soprattutto, ha il compito, come si legge nello stesso PNACC, di “individuare le specifiche fonti di finanziamento per l’attuazione delle azioni individuate dal PNACC fornendo indirizzi per il loro utilizzo e proposte di coordinamento e integrazione tra strumenti di pianificazione e programmazione nazionali e regionali”. > L’odissea tutta italiana del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici Diciamola meglio: il PNACC è un Piano senza soldi da quasi tre anni. Composto da oltre 900 pagine che comprendono il Piano vero e proprio e i quattro fondamentali allegati – le “metodologie sulla strategie dei piani regionali”, le “metodologie sulle strategie dei piani locali”, l’allegato sugli “impatti e le vulnerabilità” e l’allegato sul “database delle azioni” da effettuare - il PNACC individua 361 azioni di adattamento “alle quali è stata applicata una metodologia di valutazione che ha portato all’attribuzione, ad ogni singola azione, di un giudizio di valore (basso, medio, medio-alto e alto) rispetto ad alcuni criteri selezionati nell’ambito della letteratura disponibile (efficienza, efficacia, effetti di secondo ordine, performance in presenza di incertezza, implementazione politica)”. Peccato che, appunto, per nessuna di queste azioni ci siano investimenti specifici. In questo senso il PNACC si limita a suggerire che “come ampiamente condiviso dalla dottrina economica, un riordino della fiscalità che promuova maggiormente l’utilizzo degli strumenti fiscali ambientali produrrebbe un doppio beneficio: quello di ridurre gli impatti negativi sul clima e quello di ridurre l’impatto fiscale su altri temi, tra cui il lavoro”. Inoltre, il Piano fa notare che sull’adattamento “la maggior parte delle fonti di finanziamento sono riconducibili a fondi europei“: non proprio un buon segnale, perché in realtà anche i singoli Stati dovrebbero trovare il modo di finanziare in maniera costante, e soprattutto attraverso i principi della prevenzione e della programmazione, l’adattamento. Ne consegue che ad oggi il Piano è più un documento di inquadramento sugli effetti dei cambiamenti climatici e delle possibili azioni che potrebbero essere adottare, o una linea di indirizzo per gli enti locali, che uno strumento incisivo e operativo che permette di affrontare gli effetti concreti sui settori colpiti dai cambiamenti climatici. Ma anche dal punto di vista del quadro conoscitivo, comunque, il Piano continua ad avere delle limitazioni. Da quando è stato creato il sito “Piattaforma Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici”, circa due anni fa, la sezione in cui si dovrebbero poter visionare le “mappe” degli indicatori climatici non è funzionante. Qualsiasi azienda/realtà locale voglia effettivamente avere una conoscenza approfondita di come cambierà il clima in Italia nel corso dei prossimi anni, anche al fine di adeguare il proprio business, dove dovrebbe visualizzare e scaricare i dati geografici se non attraverso il PNACC? Eppure i 27 indicatori climatici considerati dal PNACC come parametri di riferimento (basati su temperatura, precipitazioni, umidità, ecc.) per descrivere lo stato del clima e monitorare la sua evoluzione nel tempo, non sono tutti disponibili in formato geografico e per alcuni di essi gli indicatori sono presenti solo per gli scenari futuri e non per le condizioni presenti. In più ci sono vari fenomeni complessi che non possono essere associati a un unico indicatore climatico, come per esempio le alluvioni, le frane o l’erosione marina. Tali fenomeni dovrebbero essere valutati tenendo conto di più caratteristiche. Nel caso delle alluvioni per esempio, oltre all’indicatore relativo alle precipitazioni intense dovremmo poter considerare anche altri parametri come per esempio l’uso del suolo. Ma non dovrebbe essere il PNACC a fornire tali analisi, o per lo meno a fare da raccolta delle informazioni già presenti dei vari enti/centri studi/università e validarli in modo da creare delle banche dati accessibili a chiunque? Se il pubblico non fornisce dei dati di base leggibili, fruibili e scaricabili, come possono poi le imprese o gli enti locali, per esempio, adottare delle misure di protezione e di adattamento che siano adeguate? Dunque: da solo il PNACC è attualmente insufficiente ad affrontare il collasso climatico in corso. Ecco perché bisogna studiare i singoli ambiti degli effetti e degli impatti dovuti all’aumento delle temperature. ### **Depavimentare non può essere l’unica soluzione all’aumento del consumo di suolo** La protezione del suolo ha diversi vantaggi per il clima, sia in termini di mitigazione che di adattamento. I suoli, infatti, sono considerati dei veri e propri regolatori di emissioni e possono essere considerati delle ottimi soluzioni di stoccaggio dell’anidride carbonica, sia rispetto alla classica piantumazione di nuovi alberi sia rispetto agli impianti tecnologici che si prefiggono lo stesso scopo ma che ancora, a distanza di decenni, registrano ancora notevoli criticità. Dal punto di vista dell’adattamento il suolo ha molteplici funzioni, in primis in termini di permeabilità e di assorbimento dell’acqua. Un suolo naturale rispetto a uno impermeabilizzato, cioè, reagisce in maniera molto diversa a una forte precipitazione di pioggia intensa. Un terreno naturale riesce ad assorbire molta più acqua rendendo minimo il deflusso superficiale. In tal senso, un suolo naturale diventa una sorta di vasca di laminazione naturale che può far rispondere in maniera intelligente agli allagamenti e alle alluvioni. Ciò che appare conclamato a livello scientifico è che la presenza di terreno naturale è da preferire rispetto al cemento. Eppure, leggendo il report annuale curato da ISPRA, _Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici. Edizione 2025_ , si nota un feroce scollamento tra ciò che dovrebbe essere e ciò che è: > _I dati dell’ultimo anno (2024) mostrano una crescita significativa del consumo di suolo: 83,7 km² di territorio trasformato in aree artificiali, con un incremento del 15,6% rispetto al 2023. Il ritmo raggiunge i 2,7 m² al secondo, pari a quasi 230.000 m² al giorno. La crescita delle superfici artificiali è solo in piccola parte compensata dal ripristino di aree naturali, pari a poco più di 5 km2, dovuti al passaggio da suolo consumato a suolo non consumato. Così, il consumo netto arriva a 78,5 km², il valore più alto degli ultimi dodici anni, con una crescita del suolo consumato a livello nazionale dello 0,37%. Oggi, le infrastrutture, gli edifici e le altre coperture artificiali occupano più di 21.500 km2, il 7,17% del territorio italiano. In Europa la media è del 4,4%._ Di fronte a questi dati le organizzazioni ambientaliste chiedono da anni una legge quadro sul consumo di suolo. In teoria è un obiettivo condiviso anche a livello istituzionale. Ma con una fondamentale differenza semantica. Come ricorda ancora ISPRA, infatti, l’Italia nel 2023 ha adottato la Strategia Nazionale per la Biodiversità al 2030, che tra gli obiettivi include quello di “raggiungere la neutralità del degrado del territorio e l’aumento netto pari a zero del consumo del suolo, e compiere progressi significativi nella bonifica e nel ripristino dei siti con suolo degradato e contaminato” _._ Anche nel Piano per la transizione ecologica si indica che uno degli obiettivi è “arrivare a un consumo zero netto entro il 2030, sia minimizzando gli interventi di artificializzazione, sia aumentando il ripristino naturale delle aree più compromesse, quali gli ambiti urbani e le coste”. Da una parte, dunque, l’aumento pari a zero e dall’altra il consumo zero netto. Entrambe le definizioni intendono che il bilancio tra il consumo di suolo e l’aumento di superfici naturali - attraverso interventi di demolizione, deimpermeabilizzazione e rinaturalizzazione - deve dare zero come risultato. È lo stesso calcolo che i governi e le aziende fanno sulle emissioni: in sostanza non si smette di costruire ma nel momento in cui lo si fa occorre depavimentare o piantare nuovi alberi. Proprio sulla depavimentazione, o _depaving_ - rimozione di asfalto, cemento o coperture impermeabili non più necessarie (come vecchi piazzali, cortili o porzioni di parcheggi inutilizzati) per sostituirli con superfici permeabili, prati, alberi e giardini - qualcosa si comincia a muovere anche in Italia. A maggio, ad esempio, il Comune di Genova ha introdotto per la prima volta in Italia la depavimentazione nel Piano Urbanistico Comunale (PUC) “riconoscendo così suolo e verde come infrastrutture ecosistemiche fondamentali contro le isole di calore e il cambiamento climatico”. Eppure su questo aspetto, occorre fare un approfondimento. Come osserva da tempo Paolo Pileri, docente di Pianificazione territoriale ambientale al Politecnico di Milano, la depavimentazione in sé è un aspetto positivo che tuttavia deve essere visto come l’inizio di un processo lungo per restituire alla natura quello che gli è stato sottratto per anni. Nel libro _L’intelligenza del suolo_ Pileri scrive che: > _Il suolo ha una crescita lenta. Si genera al ritmo di 10 centimetri in 2000 anni: un tempo fuori scala per gli orizzonti umani. Pienamente dentro l’orizzonte umano sono invece i pochi secondi che una potente benna di una pala meccanica ci mette a rimuovere 6 tonnellate di suolo, ovvero 2,5 cm di spessore per un’area di 200 m_ _3_ _. Per formare quei 2,5 cm ci erano voluti 500 anni. Questa lentezza dobbiamo prenderla come messaggio che ci mette in guardia e davanti al quale le nostre affermazioni di impegno allo sviluppo urbanistico sostenibile impallidiscono e si frantumano. Non esiste sostenibilità davanti a una risorsa con un tempo così lungo di rigenerazione. [..] Sono parole che invierei soprattutto ai fan della depavimentazione e a quelli che dicono che si consuma un tot da una parte e si toglie lo stesso dall’altra, il bilancio ecologico è nullo. Sono manomissioni concettuali gravi che ci rivelano sempre molta superficialità e ignoranza._ Al progressivo consumo di suolo, dovuto principalmente ai settori tradizionali dell’edilizia e della logistica e delle infrastrutture, si è affiancata una nuova dinamica territoriale dovuta all’espansione dei data center, alimentata dalla crescente esigenza di infrastrutture digitali e servizi cloud. Tale sviluppo, ricorda ancora ISPRA, ha comportato, nel solo anno 2024 e considerando gli interventi più significativi, l'occupazione di oltre 37 ettari di superficie, con una concentrazione prevalente nelle aree settentrionali del paese. Una questione che soltanto nell’ultimo anno è diventata ancora più allarmante e che rischia ulteriormente di restringere gli spazi di manovra per le necessarie azioni di adattamento climatico. > Cosa non mi convince nella corsa ai data center italiani, dalla Puglia al Trentino di Intacture ### **“Il dissesto idrogeologico è una condizione strutturale del territorio italiano”** Dalle alluvioni dell’Emilia Romagna tra il 2023 e il 2024 alla frana di Niscemi, in Sicilia, passando per quella di Petacciato, in Molise, gli ultimi anni ci hanno ricordato che l’Italia è un paese assai fragile per quel che riguarda l’assetto idrogeologico. Gli ultimi dati di ISPRA lo confermano: > _Complessivamente il 94,5% dei comuni italiani (7.463) è a rischio per frane, alluvioni, valanghe e/o erosione costiera. Sono 1,28 milioni gli abitanti a rischio frane nelle aree a pericolosità elevata e molto elevata P3 - P4 (dati elaborazione 2024) e 6,8 milioni gli abitanti a rischio alluvioni nello scenario a pericolosità idraulica media con tempi di ritorno tra 100 e 200 anni. Le regioni con i valori più elevati di popolazione a rischio per frane e alluvioni sono Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Campania, Lombardia, e Liguria. Sul fronte delle frane, l’Italia si conferma tra i Paesi europei più esposti, con oltre 636.000 frane censite (copertura temporale: 1116-2024) nell’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (IFFI), realizzato da ISPRA insieme a Regioni, Province autonome e ARPA competenti in materia. Il 28% delle frane sono fenomeni estremamente rapidi con elevata distruttività e spesso con gravi conseguenze in termini di perdita di vite umane._ Dopo un’estate così intensa dal punto di vista delle temperature, è facile prevedere che i prossimi mesi saranno particolarmente complessi per molti territori a rischio. In un’intervista all’agenzia di stampa Adnkronos, Gianni Messeri, meteorologo del Consorzio Lamma-Cnr, ribadisce che: > _Un'estate così calda libera molta energia e presenterà il conto con probabili fenomeni estremi tra acquazzoni, forti venti e grandinate. I record sperimentati sull'atmosfera li ritroviamo anche nel Mar Mediterraneo, in questi giorni con temperature anche superiori ai 30°C (Sea Surface Temperature - Sst). Si tratta di valori di 5-6 gradi sopra le medie stagionali. Ciò significa una quantità importante di energia a disposizione per fenomeni meteorologici intensi: per ogni grado di anomalia ci possiamo attendere un aumento dell'intensità delle precipitazioni valutato intorno al 10%._ Come ci faremo trovare? L’italia gestisce i fenomeni di dissesto idrogeologico per mezzo dei PAI (Piani di Assetto Idrogeologici), che a loro volta sono affidati alle Autorità di Bacino distrettuale. Dal punto di vista delle alluvioni, anche grazie al recepimento della direttiva alluvioni 2007/60/CE, recepita a livello italiano dalla legge n°49 del 2010, le modalità di analisi per l’attuazione delle zone di pericolosità e di rischio sono state pressoché uniformate - prima, invece, ogni Autorità gestiva questi aspetti in maniera autonoma. Già nella legge del 2010 viene inoltre specificato che occorre tenere conto anche del cambiamento climatico all’interno della pianificazione e nella valutazione del rischio. Tuttavia va ribadito che si tratta di un processo lungo che ad oggi ha portato alla realizzazione delle mappature delle flash flood, ovvere le mappature dei fenomeni delle inondazioni improvvise, che risultano mappature a se stanti, anche con indirizzi di pianificazione differenti, rispetto alle mappature di pericolosità e di rischio per i fenomeni alluvionali. ### Iscriviti alla nostra Newsletter Consenso all’invio della newsletter: Dai il tuo consenso affinché Valigia Blu possa usare le informazioni che fornisci allo scopo di inviarti la newsletter settimanale e una comunicazione annuale relativa al nostro crowdfunding. HP **Come revocare il consenso** : Puoi revocare il consenso all’invio della newsletter in ogni momento, utilizzando l’apposito link di cancellazione nella email o scrivendo a [email protected]. Per maggiori informazioni leggi l’informativa privacy su www.valigiablu.it. In ogni caso le autorità di bacino distrettuale promuovono periodicamente degli aggiornamenti proprio al fine di affinare i livelli di pericolosità e di rischio. Ma non sempre queste indicazioni vengono recepite positivamente a livello locale. È il caso dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale (AUBAC) che con il decreto segretariale n. 145 del 26 giugno 2025 ha pubblicato la proposta di aggiornamento delle mappe di pericolosità idraulica del bacino dell’Aterno – Pescara comprendente 51 Comuni della Regione Abruzzo, da Pescara a Pacentro. Come scrive AUBAC: > _L’attività, sviluppata su scala di bacino, ha previsto rilievi di dettaglio, l’elaborazione di un nuovo modello morfologico del territorio e la produzione di modelli idraulici ad alta risoluzione, in grado di supportare la pianificazione e gli interventi di mitigazione del rischio. Con questo aggiornamento, AUBAC conferma il proprio impegno nella prevenzione e nella gestione del rischio idraulico, contribuendo alla sicurezza delle comunità locali e alla valorizzazione del territorio._ Chi rappresenta le comunità locali, invece, ha mostrato di non aver apprezzato particolarmente le indicazioni di AUBAC. Tanto che il Comune di Pescara e la Regione Abruzzo hanno deciso di fare ricorso al TAR perché l’allargamento delle zone di esondazione, e quindi l’aumento della pericolosità in zone prima esenti, impedirebbe nuove costruzioni. In un’intervista rilasciata al sito _IlPescara.it_ , il consigliere comunale Marcello Antonelli ha affermato che: > _Questo piano, presentato come un aggiornamento, estende il periodo di riferimento per gli eventi alluvionali da 50 a 200 anni, rendendo inedificabili vaste aree e bloccando importanti attività edilizie e imprenditoriali, incluse opere pubbliche (...) sebbene la sicurezza sia fondamentale, le normative dovrebbero essere bilanciate per non distruggere l'economia locale._ Il caso abruzzese è solo uno dei tanti che testimonia come, seppur di fronte alla drammaticità degli eventi naturali sempre più intensi, resta ancora dominante la logica sviluppista che prevede di cementificare sempre e comunque, anche i terreni che notoriamente e scientificamente vengono individuati come particolarmente fragili. Serve, insomma, un costante lavoro di sensibilizzazione delle comunità e delle istituzioni affinché la tutela del territorio venga posta come prioritaria rispetto ad altri interessi. Recentemente ha fatto discutere la lunga relazione della Corte dei Conti (276 pagine) sullo stato di salute del territorio italiano. In particolare la sezione delle autonomie della Corte dei conti ha approvato lo scorso luglio il “referto sulla gestione territoriale della prevenzione, mitigazione e contrasto del dissesto idrogeologico” _,_ nel quale si ricostruisce, tramite l'integrazione delle principali banche dati pubbliche disponibili, il quadro degli interventi programmati sul territorio nazionale e il loro stato di avanzamento. Per la prima volta, infatti, sono state messe in relazione le informazioni provenienti dalla piattaforma ISPRA-IdroGEO, dal Repertorio nazionale degli interventi per la difesa del suolo (ReNDiS), dalla banca dati BDAP-MOP e dalla piattaforma ReGiS dedicata al monitoraggio del PNRR. Già da solo il comunicato stampa della Corte dei conti è particolarmente esplicativo: > _L'analisi conferma che il dissesto idrogeologico è una condizione strutturale del territorio italiano. Oltre la metà dei Comuni è esposta sia al rischio idraulico che a quello da frana. Per la programmazione degli investimenti assume, tuttavia, rilievo non solo l’entità del rischio stesso, ma soprattutto l'intensità dell'esposizione di popolazione, edifici, imprese e beni culturali. Le elaborazioni effettuate su oltre 28 mila interventi censiti in ReNDiS mostrano un significativo incremento delle opere finanziate negli ultimi anni, cui hanno contribuito anche il programma ProteggItalia e il PNRR. L'aumento delle risorse disponibili non si è tradotto, però, almeno finora, in un corrispondente incremento delle opere concluse, mentre permangono criticità nella qualità e nella completezza delle informazioni disponibili. L'integrazione con la banca dati BDAP-MOP ha consentito di esaminare 5.463 interventi anche sotto il profilo finanziario, evidenziando che, a fronte di finanziamenti superiori a 3,17 miliardi di euro, i pagamenti raggiungono poco più del 41% delle risorse disponibili. L’analisi rileva, inoltre, che gli interventi destinati alla mitigazione degli effetti delle alluvioni e delle frane, che assorbono la quota maggiore delle risorse, presentano livelli di avanzamento inferiori a quelli attesi. Un approfondimento specifico concerne gli interventi PNRR, di cui, attraverso la piattaforma ReGiS, sono stati esaminati 1.350 progetti, in diminuzione rispetto al monitoraggio precedente, per un valore complessivo di circa 1,9 miliardi di euro. In tale contesto, pur a fronte di impegni pari al 79% delle risorse disponibili, i pagamenti si attestano al 44,4% dell’importo totale dei progetti. Nel complesso, il Referto evidenzia che la principale problematica non riguarda la disponibilità delle risorse finanziarie, significativamente aumentate negli ultimi anni, ma la capacità del sistema pubblico di trasformarle tempestivamente in opere concluse. Alla frammentazione delle competenze si affiancano, infatti, criticità nella qualità delle informazioni e nella ricostruzione unitaria del ciclo di vita degli investimenti, aspetti che richiedono un’effettiva capacità amministrativa, programmatoria e tecnico-progettuale nei diversi livelli di governo competenti per materia._ ### **L’Italia va a fuoco ma mancano fondi e coordinamento** L’estate è ancora in corso per cui per poter ottenere delle stime legate agli incendi dovremo ancora aspettare un po’. Tuttavia ISPRA ha già rilevato che: > _Dal 1° gennaio al 28 luglio 2026 sono stati rilevati da satellite poco più di 1.070 grandi incendi boschivi distribuiti sul territorio nazionale. La superficie complessivamente percorsa dal fuoco ammonta a circa 741 km², un’estensione paragonabile a quella dell’intera provincia di Lodi. Quasi il 14% di tutta la superficie bruciata era coperta da ecosistemi forestali, tra cui 37 km² di boschi a latifoglie sempreverdi (leccete e macchia mediterranea) e 24 km² di boschi di conifere (pinete e abetaie)._ Secondo lo stesso ente le regioni meridionali continuano ad essere le più colpite: in particolare, la Sicilia (con 510 km²di aree bruciate), la Calabria (con 78 km²) e Puglia (con 48 km²). Le aree percorse nelle tre regioni contribuiscono complessivamente al 73% della superficie fino ad ora percorsa dal fuoco a livello nazionale. Se per queste tre regioni, purtroppo, gli incendi sono una costante degli ultimi anni, nel 2026 altri incendi particolarmente gravi si sono sviluppati in Friuli, dove si sono registrati più di 600 ettari di boschi in dieci giorni, e in Abruzzo, dove il Monte Morrone ha continuato a bruciare ininterrottamente per più di 15 giorni. Oltre alle aree forestali, gli incendi hanno colpito anche aree agricole (16% del totale bruciato) e 451 km² di aree prative permanenti (61% del totale bruciato). Ancor di più che nel passato, insomma, l’Italia resta legata all’attesa salvifica della pioggia. Ma chiaramente ciò non può bastare. Il principale riferimento normativo per le attività di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi in Italia è la legge n°353 del 2000, denominata semplicemente “legge quadro in materia di incendi boschivi”. La normativa individua tre pilastri fondamentali per il contrasto agli incendi: previsione, prevenzione e lotta attiva, riconoscendo il patrimonio boschivo nazionale come un bene insostituibile per la qualità della vita e la tutela dell’ambiente. Il primo pilastro, ovvero la previsione, concerne nell’individuazione di zone a rischio incendio boschivo in base alle caratteristiche climatiche e in base allo stato vegetativo. La gestione dell’allerta è a capo del Dipartimento della Protezione Civile tramite il centro funzionale centrale che ogni giorno pubblica i bollettini di suscettività agli incendi boschivi, i quali forniscono un’informazione su base provinciale e possono essere di tre livelli: bassa (l’evento può essere fronteggiato con i soli mezzi ordinari e senza particolare dispiegamento di forze), media (l’evento deve essere fronteggiato con una rapida ed efficiente risposta del sistema di lotta attiva) e alta (l’evento può raggiungere dimensioni tali da richiedere quasi certamente il concorso della flotta aerea statale). L’attività di prevenzione consiste invece nel ridurre le cause e il potenziale innesco. Si tratta sia di attività di sensibilizzazione, sia di interventi di azioni destinati al bosco ( manutenzione, gestione, regolazione del turismo, riduzione della biomassa particolarmente combustibile, ecc). Da questo punto di vista le regioni hanno un ruolo cruciale perché proprio attraverso i Piano Antincendio Boschivo (Piano AIB) dovrebbero ambire a ridurre le superficie boscate percorse dal fuoco. Tali piani, aggiornabili annualmente, hanno validità triennale. E sebbene sia il MASE ad approvare i piani antincendio per le aree naturali protette, all’interno degli AIB regionali comunque sussiste una parte dedicata a tali aree, dove ogni singola regione dà indicazioni agli enti gestori che comunque svolgono le attività di previsione e prevenzione. La lotta attiva è invece l’ultimo livello che consiste nella ricognizione, sorveglianza, avvistamento, allarme e spegnimento sia da terra che tramite mezzi aerei. Tenuto conto che sul territorio, come specificato nei diversi piani regionali, sono già definite le squadre di intervento che dovrebbero già conoscere anche gli obiettivi prioritari; laddove invece emerge che non è possibile agire tramite un intervento via terra poiché la situazione è complicata, allora si può richiedere l’intervento di mezzi in dotazione alle regioni o, in caso di mezzi insufficienti, anche della flotta aerea dello stato. Insomma: i famosi canadair, i velivoli dai caratteristici colori giallo e rosso che scaricano acqua sugli incendi dopo averla prelevata (fino a 6mila litri in 12 secondi) da laghi e mari. Si distinguono in permanenti, stagionali e di scalo temporaneo, e le basi permanenti dei Canadair sono collocate a Genova, Roma e Lamezia Terme. Da un approfondimento de _Il Post_ si apprende che: _Anche se l’Italia ha a disposizione 18 mezzi, in estate ne sono operativi solo 15 per via di fermi tecnici obbligatori per collaudi e controlli. Gli aerei sono di proprietà del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e le loro operazioni vengono coordinate dalla Protezione Civile, ma la manutenzione dei mezzi è gestita dalla società privata spagnola Avincis, da cui dipendono anche i piloti. L’Unione Europea non possiede ancora una flotta permanente e autonoma, ma interviene quando uno degli stati membri non riesce a gestire un’emergenza con i propri mezzi, coordinando attraverso un sistema chiamato RescEU aerei che altri stati mettono a disposizione, a seconda delle possibilità del momento. I mezzi italiani, per esempio,_ _sono int_ _e_ _rvenuti_ _per spegnere i grossi incendi in Spagna di poche settimane fa. Nel 2024 la Commissione Europea_ _ha finanziato_ _la produzione di 12 canadair destinati a formare una flotta sovranazionale: la consegna del primo lotto di aerei è prevista per la fine del 2027._ La frammentazione dei Canadair è lo specchio della frammentazione più in generale che esiste sugli incendi boschivi. Non esiste un unico fondo nazionale centralizzato per il contrasto agli incendi, pertanto tali fondi sono stanziati tramite varie forme come delibere interministeriali, fondi europei e piani regionali specifici. Col risultato che gli incendi proliferano spesso nelle regioni economicamente più in difficoltà. D’altra parte secondo i dati pubblicati nel 2023 da Eurostat, nel 2021 la spesa pubblica totale dei paesi UE per i servizi antincendio era pari a 34,1 miliardi di euro. La spesa dell’Italia si arrestava allo 0,4% rispetto al totale della spesa pubblica nazionale. ### **Serve agire qui e ora** Probabilmente ricorderemo l’estate 2026 con le sofferenze patite a causa delle continue e intense ondate di calore. Anche in questo caso dobbiamo aspettare la fine dell’estate per tracciare un bilancio, eppure qualcosa si può dire già oggi. Il ministero per la Salute ha pubblicato il report di monitoraggio delle ondate di calore di luglio ed è emerso che c’è stato un incremento dell’8% della mortalità per le persone anziane oltre gli 85 anni di età. Seppur utili, i consigli della protezione civile non bastano più. Anche il racconto mediatico non basta più. Perché qui non è più una questione di record, come il record del 6 agosto, in cui per la prima volta da quando esiste il bollettino ministeriale sulle ondate di calore, cioè dal 2004, tutte le 27 città monitorate erano da bollino rosso, o il record sulla lunghezza dell’ondata di calore, con la quarta che ha visto 20 giorni consecutivi con temperature fino a 8 gradi in più rispetto alla media stagionale. Si tratta della nuova normalità e, appunto, serve adattarsi. A tutti i livelli. > Ripensare le nostre città contro il caldo estremo La novità di quest’anno è la mappatura dei rifugi climatici, offerta in ordine sparso dai Comuni. Come spiega _VdNews_ : > _Un rifugio climatico è un luogo pubblico ad accesso libero e gratuito che offre ristoro dalle temperature estreme, pur mantenendo le sue regolari funzioni. Non è un pronto soccorso, non è un dormitorio: è uno spazio già esistente – una biblioteca, un parco ombreggiato, un museo, un centro di quartiere – identificato, mappato e segnalato come punto di riferimento per chiunque abbia bisogno di sollievo dal caldo. I criteri minimi sono essenziali: temperatura più fresca rispetto all'esterno, acqua potabile, sedute, servizi igienici, ingresso gratuito senza limiti di tempo. Per gli spazi aperti, la soglia è un'ombreggiatura superiore al 70% della superficie. Per quelli chiusi, aria condizionata funzionante e accesso senza obbligo di acquisto. Dietro questa semplicità si nasconde una filosofia di welfare urbano ancora poco radicata in Italia: l'idea che il caldo estremo vada gestito come problema collettivo. Le persone più esposte – anziani soli, senza fissa dimora, famiglie senza condizionatore – non hanno la stessa capacità di adattamento di chi può restare al fresco in casa. I rifugi climatici sono una risposta a questa disparità._ Certo, è una prima risposta, che riprende analoghe iniziative sorte negli scorsi anni. Ma è evidente che non può bastare. La natura ci sta lanciando segnali che non possiamo ignorare. Tra alberi che perdono le foglie già ad agosto, maturazione dell’uva in drastico anticipo con impatti sulla qualità e la quantità delle vendemmie, e siccità galoppante con effetti enormi sull’agricoltura e sulla produzione di energia, il collasso climatico potrà essere adeguatamente affrontato solo a livello sistemico. La vera emergenza è l’adattamento. Scrivi un commento ### Annulla risposta Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati * Salva il mio nome, email e sito web in questo browser per la prossima volta che commento. Enter code * Δ Segnala un errore adattamentoalbericonsumo di suolocrisi climaticagoverno Meloniincendinegazionismo climaticoondate di calorepiano adattamento cambiamenti climatici ### Dal caso Ariana Grande all’era Ozempic: è tornato il mito della magrezza estrema e non si può fare finta di niente __ __
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Hal9000 :firefox: :ubuntu: @halnovemila.mastodon.uno.ap.brid.gy · 31/08/2026
#Pixel 11 perde una protezione #hardware: #GrapheneOS getta la #spugna #uno #google #sicurezza @sicurezza www.ilsoftware.it/pixel-11-perde-un…
ilsoftware.it
Pixel 11 perde una protezione hardware: GrapheneOS getta la spugna
GrapheneOS valuta di saltare Pixel 11 per l'assenza di MTE, una protezione hardware ritenuta fondamentale contro gli exploit di memoria.
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Hal9000 :firefox: :ubuntu: @halnovemila.mastodon.uno.ap.brid.gy · 30/08/2026
#Dazi, dilaga in #Canada il #boicottaggio dei prodotti Made in #Usa Proponiamo il Canada per l'# UE molto meglio dell"Islanda #uno #trump www.agi.it/estero/news/2026-08-29/d…
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Reposted by Hal9000 :firefox: :ubuntu:
Fucina Fibonacci @fucinafibonacci.mastodon.uno.ap.brid.gy · 30/08/2026
«Che fortuna hanno gli Stati uniti, ogni volta che cercano la democrazia trovano petrolio, vero?». Teoria e pratica del capitalismo predatorio | il manifesto ilmanifesto.it/teoria-e-pratica-del… @economia #Venezuela #oil #USA
ilmanifesto.it
Teoria e pratica del capitalismo predatorio | il manifesto
Ogni barile sarà pagato appena tre dollari, il 5% del valore del Brent: è colonialismo
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Reposted by Hal9000 :firefox: :ubuntu:
informapirata ⁂ :privacypride: @informapirata.mastodon.uno.ap.brid.gy · 29/08/2026
La necessità di biodiversità tecnica (e la pulsione di morte delle Big Tech). Il post del collettivo #CIRCE «È necessario continuare a lavorare alla costruzione di infrastrutture di rete indipendenti dai capricci degli autocrati dei giorni nostri, in particolare fascisti e nazisti. Oggi più che […]
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