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Federico Pucci (@pucci)
Se metto questa foto qui, chi mi segue perché interessato alla musica, forse potrebbe fare il collegamento con la notizia dell’arrivo del nuovo album degli Strokes. Quasi tutte le altre persone penseranno a una pubblicità della Marlboro di quelle che usavano una volta, con i bovari nella frontiera: e in effetti lo scatto viene da una campagna Marlboro Man. Ma chi conosce la fotografia e l’arte contemporanea (non io) sa che si tratta di un’opera “di” Richard Prince, famigerato proprio per aver scattato foto-di-foto di queste réclame, causando non poco scandalo e generando discussioni a non finire sul significato stesso di autorialità. Ci sarebbe molto da dire sull’arrivo di un album con quest’immagine, in questa fase storica di scopiazzature meccanizzate che ci fa venire il sospetto che tutto sia fake o quantomeno non originale. E ci fa cercare l’autenticità in modi disperati e disordinati. Anche gli Strokes erano stati considerati quasi universalmente, anche dai non detrattori, come poco inventivi e originali: i fautori di un revival (che - ironia della sorte - ora ha il suo revival indie sleaze), gli eroi bardati di giacche di pelle di una fase cinica e disperata della storia umana, in cui abbiamo cominciato a convincerci seriamente che il meglio fosse passato. Ma se tutto è già stato detto e nulla è davvero originale, l’arte presente ha ancora qualcosa da dire? O siamo costretti a vivere in un loop infinito di sequel, reboot, slop? Non mi intendo di fotografia, ma se dovessi dire qualcosa dell’opera “di” Prince è che anche dietro la copia della copia c’è un oggetto. Che anche nella nostra separazione dalla frontiera, attraverso due filtri (quello del fotografo originale, e del fotografo-del-fotografo) una parte di noi aspira a quel mondo reale che l’immagine veicola perfino dentro la cornice della pubblicità, che il nostro occhio arbitrariamente ritaglia e risputa via, aspirando all’oggetto più che al contesto. Nell’ennesima iterazione di quello che vediamo, leggiamo, ascoltiamo c’è sempre una cosa, e come ascoltatori/lettori/spettatori ci protendiamo verso quella cosa. (Purché sia una rappresentazione umana, mi verrebbe da aggiungere). La realtà sta lì e ci aspetta, se solo facciamo un passo avanti per andarle incontro. Trent’anni fa, la realtà ci azzannava (Reality Bites, il titolo originale del film che in Italia conosciamo come Giovani, carini e disoccupati). Trent’anni dopo, i denti sono caduti, ma Reality Awaits. Il titolo del nuovo album degli Strokes, appunto.