substack.com
Gerardo DAmico (@gerardodamico)
La bimba morta per difterite, quello che colpisce. Devo dire che nella tragica vicenda della bambina di 4 anni morta a Palermo per difterite, l’atteggiamento dei genitori con la madre che ha sentito il bisogno di postare sui social all’indomani della morte di sua figlia per scaricare la colpa sui medici e la cagnara novax che ne è seguita (non è morta per la mancata vaccinazione ma perché non diagnosticata e curata) due sono le cose che mi hanno particolarmente colpito. La prima, che i maggiori organi di informazione non abbiano sottolineato che quando c’è una infezione da difterite, il processo che può rapidamente portare alla morte si innesca nelle prime ore, spesso senza sintomi evidenti. Sappiamo che non è il batterio ad uccidere, ma la sua tossina, che una volta emessa e trasportata in circolo infetta e uccide le cellule provocando collasso multi organo: la terapia antibiotica che pure esiste nulla può contro questo meccanismo, che rende la malattia ad altissimo tasso di morte. Ci sarebbe il siero antidifterico, derivato dagli anticorpi di cavallo: ma viene prodotto in pochi centri al mondo, un processo che può arrivare a sei mesi per un singolo lotto, e soprattutto è molto rischioso perché può innestare importanti reazioni autoimmuni, il sistema immunitario può reagire ad un composto allogenico, derivante da altra specie animale. In presenza di infezione, la terapia antibiotica può solo evitare che altri batteri della difterite continuino a produrre la tossina, ma quella già in circolo e nelle cellule il suo lavoro di morte lo ha fatto e continua a farlo. Dato che in Italia erano esattamente 35 anni che non si registrava un decesso da difterite, e che i casi si sono praticamente azzerati grazie al vaccino, a meno che i genitori non avessero dichiarato al pronto soccorso dei due ospedali dove hanno portato la figlia che la piccola non era stata vaccinata o che fosse andata all’estero in zone endemiche per la difterite, per il rasoio di Occam- se senti rumore di zoccoli nel centro di Roma o Palermo pensa ai cavalli, non alle zebre- quei sanitari non potevano immaginare altro che una tonsillite essudativa con febbre, che all’apparenza dà gli stessi sintomi della ben più letale difterite. E anche se immediatamente avessero diagnosticato la malattia, è fortemente improbabile che nelle 48 ore di tempo efficace il siero antidifterico sarebbe arrivato a Palermo. Lo stesso è capitato l’anno scorso in Germania, un altro bambino non vaccinato morto di difterite contagiato dalla madre, portatrice pauci sintomatica perché vaccinata da bambina, infettatasi all’asilo dove lavorava. Questa spiegazione forse avrebbe evitato la narrazione della colpa medica, e lo scaricabarile autoassolutorio della famiglia e della sua bolla social novax. La seconda cosa che mi ha molto colpito è stato l’assoluto silenzio del Ministero della Salute: la posizione del Ministro è nota, mi ha fatto sapere l’Ufficio stampa, il calendario vaccinale è stato approvato, non vogliamo speculare. Nella situazione politica data, con posizioni non proprio scientifiche di parte della sua maggioranza, va dato atto al Ministro Schillaci che più volte si è espresso chiaramente sulla necessità di implementare questa forma primaria di difesa della salute e della vita stessa dei bambini ( oltre che degli adulti). Ma era un terzo di secolo che in Italia non si moriva di difterite, forse qualcosa andava rimarcato oltre il meritorio lavoro che ha fatto l’Istituto Superiore di Sanità che ha immediatamente rilasciato sul suo sito le FAQ sulla difterite, rassicurato per l’ennesima volta sulla sicurezza di un vaccino che protegge quasi al 100%, rilasciato interviste su stampa e tv per spiegare. Il fatto è che in Italia siamo oramai sotto la soglia del 95% (immunità di comunità) per tutte le vaccinazioni, polio inclusa. Nel nostro Paese ci sono 2500 nuovi casi di tumore alla cervice uterina con 1000 morti l’anno, ma solo la metà degli adolescenti fa tutti i richiami per il vaccino contro l’HpV, il papilloma virus ( che peraltro è responsabile del 5% di tutti i tumori, non solo quelli ginecologici). Segue👇