Sign in

Lev Nikolaevič Myškin

@andreasperelli.bsky.social
1.7K followers 1.5K following 12K posts

Quale bellezza salverà il mondo, chiedeva Ippolit al principe, quasi per scherno. Io non ho risposte, solo domande fuori luogo.

PostsRepliesMedia
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 9h
Un giorno ti racconterò la triste storia di un intransigente democratico che mi sottopose, con la sua degna consorte, ad un interrogatorio in stile sovietico. Di quando diede della meretrice ad una sensibile avvocata in accordo con psicologi e barbagianni.
000
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 9h
Lascia stare, immagino con chi tu stia parlando. Propongo un rogo di libri o la lettura di Lacan senza averne mai compresa una singola parola.
100
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 10h
È il concetto che esprime, con profondità ed efficacia, Palano in “Bubble democracy”. La democrazia è condivisione. Non solo valoriale, anche esperienziale.
000
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 11h
“Nulla è così fermamente creduto quanto ciò che si conosce meno” Scritta nel ‘600, mi sembra quantomai adatta alla modernità.
393
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 12h
La fine della guida ideologica massificante ci ha condotto ad una parcellizzazione dei valori sociali. L’individuo, solo, è facile preda della mitologia moderna, del condottiero incontestabile.
100
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 12h
da risolvere.
010
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 12h
É una crisi che ha perso la sua krisis, una sospensione che non decide mai. Le distinzioni, private dello sbocco, si irrigidiscono in idiosincrasie, e così ognuno difende la propria senza che nessuna debba più giustificarsi. Cacciari parlava di crisi come condizione da attraversare più che problema
110
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 13h
Oggi la crisi sembra uno stato fisso ed il domani non promette niente. Quando il dolore non ha un senso, si cerca chi lo dia, e gli estremismi lo concedono immediatamente, di solito guardando ad un passato che in realtà non è mai esistito. Manca un orizzonte.
120
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 14h
diffidare di chi promette di far cessare la sofferenza. Il Novecento ci ha mostrato dove portano i rimedi definitivi, e lo ha fatto ad un prezzo che non dovremmo aver dimenticato. Scordarlo sarebbe la nostra vera sventura, e stavolta non avremmo nessuno da incolpare.
2100
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 14h
Chi propone una spiegazione, anche brutale, ottiene ascolto. Le democrazie contemporanee hanno spesso risposto con una gestione puramente tecnica, priva di una proposta di senso. Tuttavia, il vuoto non rimane tale. Gli uomini hanno sempre saputo soffrire. Hanno imparato molto più di rado a
190
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 14h
promette di risolvere ogni conflitto, un’identità pura che elimina il dubbio. Tali rimedi attenuano il disagio conferendogli un senso, e proprio per questo risultano efficaci. Nietzsche affermerebbe che l’essere umano non sopporta tanto la sofferenza quanto la sua assenza di significato.
190
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 14h
Le sventure non mancano mai: precarietà, timore per il futuro, istituzioni che non garantiscono più protezione. Tuttavia, non sono queste condizioni a generare l’estremismo; esso scaturisce da risposte presentate come definitive: l’individuazione di un nemico, la figura di un leader che
2130
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 05/10/2026
Allora non condanniamo un pensiero, una teologia. Uno Stato liberale ha una colonna portante: nessuna concezione del bene può essere imposta con la forza. La tolleranza come principio politico, prima ancora che come virtù.
140
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 05/10/2026
Io credo sommessamente che una società liberale si misura sulla possibilità reale, per ogni donna, di dire no, più che sul permesso o sul divieto.
260
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 05/10/2026
pregiudizio ciascuna coglie un rischio reale, quello della costrizione nascosta da una scelta apparente da un lato, quello del paternalismo dall'altro. Si può ritenere il burqa eticamente discutibile e giudicare comunque il divieto sbagliato, oppure il contrario, lecitamente.
160
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 05/10/2026
Lo capisco ed apprezzo l’ammissione che, per larghi tratti, è condivisibile. Il nodo gordiano è che i due opposti atteggiamenti si richiamano allo stesso fondamento liberale, la libertà e la dignità della persona, e ne traggono conclusioni opposte. Nessuna delle due posizioni è un semplice
160
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 05/10/2026
Vogliamo andare oltre alla provocazione banalizzante che ti ha spinto a pubblicare il post? Bene; allora dobbiamo distinguere tra il piano etico sulla pratica, quello se lo Stato abbia diritto di vietarne l’uso, il terzo sulla reale efficacia di un eventuale divieto. Il resto è cercare polemica.
150
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 05/10/2026
“Condannare e criticare” sono doveri che non appartengono ai “nostri valori”, bensì all’umanita tutta. Perseguire sottintende un movimento morale (che sfocia nella giurisdizione) che si pone sullo stesso livello dello Stato teocratico. L’inclusività, per me, è assenza di dominio culturale.
150
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 05/10/2026
Il mio commento esula dalla valutazione etica. Essa non può che essere totalmente negativa, speravo fosse sottinteso.
020
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 05/10/2026
Se la attendiamo come una rivelazione messianica dall’alto della nostra intransigente superiorità culturale, temo ne rimarremo fortemente delusi.
120
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 05/10/2026
Basterebbe applicare un po di sano relativismo culturale.
120
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 05/10/2026
La secolarizzazione non è una scelta, si tratta di un processo ineluttabile. Peraltro, come ben sai, aborrisco le generalizzazioni. L’Islam non si può racchiudere in un’unica corrente radicale ed estremista. La religione cattolica romana aveva usanze del tutto similari fino a meno di 100 anni fa.
260
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 05/10/2026
Immagino che tu sia a conoscenza del fatto che, prima del Concilio Vaticano II, molte appartenenti ad ordini religiosi monastici indossavano abiti con soggolo e veli completi? Le laiche usavano la mantiglia. L’islamismo affronterà la sua secolarizzazione. Sempre che gli sia concesso.
261
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 05/10/2026
Direi perfetto.
030
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 05/10/2026
"La fatica di essere se stessi", Alain Ehrenberg 
"Republicanism: A Theory of Freedom and Government", Philip Pettit
031
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 05/10/2026
ed ad un potere che comprende ma non smette di stritolarlo sotto il peso di una pietra che rotola verso l’abisso. Bibliografia "Il mito di Sisifo", Albert Camus 
"L'uomo in rivolta", Albert Camus 
"La condizione postmoderna", Jean François Lyotard 
"La società della stanchezza", Byung Chul Han
151
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 05/10/2026
capaci di arginare l’arbitrio. Una felicità che non richiede nulla agli dèi ha il merito di non lasciarsi ingannare da essi, ma il limite di non esigere nemmeno una resa dei conti. Una rivoluzione che non ha più senso, cessate le narrazioni ideologiche collettive. L’uomo è abbandonato a se stesso
141
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 05/10/2026
questione di potere e di vantaggio. Tuttavia, tale “noi” presuppone una condizione condivisa, mentre quella delineata da Han è così individualizzata da rendere ciascun soggetto il proprio sfruttatore; analogamente, le narrazioni frammentarie di Lyotard difficilmente possono fondare istituzioni
141
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 05/10/2026
Camus ha operato un cambiamento di prospettiva, passando dal ciclo dell’assurdo a quello della rivolta; nel 1951, con “L’uomo in rivolta”, ha sintetizzato tale transizione nella formula plurale: “mi rivolto, dunque siamo”. La pietra smette di essere un dato metafisico per configurarsi come una
141
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 05/10/2026
lucido, consapevole della propria condizione, conserva un’interiorità inviolata, ma la dipendenza rimane intatta. Chi opera con contratti a termine o sotto algoritmi di gestione dei turni può essere pienamente consapevole e, al contempo, pienamente assoggettato.
141
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 05/10/2026
con un padrone benevolo e non interferente; pur ottenendo ciò che desidera, egli non è libero, poiché dipende da una volontà che potrebbe intervenire in qualsiasi momento. La libertà intesa come non dominio considera la mera possibilità dell’arbitrio, indipendentemente dalla sua frequenza. Un Sisifo
231
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 05/10/2026
assurdo, definendolo un proletario degli dèi. La tragicità della condizione operaia emerge, secondo l’autore, solo nei rari momenti di consapevolezza. Su questo punto, la tradizione repubblicana evidenzia i limiti della soluzione proposta: Pettit, richiamando la libertà romana, ipotizza uno schiavo
131
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 05/10/2026
prova. Il destino di Sisifo gli appartiene in quanto gli è imposto e da lui riconosciuto; chi lo assume come progetto non ha nulla da riconoscere né da disprezzare. Camus accosta Sisifo all’operaio contemporaneo, che ripete quotidianamente gesti identici in un contesto altrettanto
131
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 05/10/2026
di un’epoca in cui la norma non impone più l’obbedienza al dovere, ma esige iniziativa personale, rendendo l’autoaffermazione fonte di fatica. In questa prospettiva, l’architettura di Camus perde un elemento portante: se il disprezzo non individua più un destinatario esterno, si rivolge a chi lo
131
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 05/10/2026
società della prestazione ha rimosso il padrone esterno: l’individuo si configura come imprenditore di sé stesso, sfruttandosi nella convinzione di realizzarsi, e si pone contemporaneamente come vittima e carnefice. Già nel 1998 Ehrenberg interpretava la depressione come patologia
151
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 05/10/2026
possibile stabilire un nesso tra esse: con il declino delle narrazioni collettive, l’intero onere del senso ricade sull’individuo, rendendo la risposta di Camus, concepita per una singola coscienza, l’unica praticabile. Si assiste ad un mutamento del controllo sulla condizione umana. Per Han, la
141
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 05/10/2026
conoscenza e l’azione collettiva, hanno perso credibilità, lasciando spazio a narrazioni locali e circoscritte. Le due diagnosi riguardano ambiti distinti: Camus analizza la coscienza individuale di fronte ad un mondo muto, Lyotard i discorsi pubblici ormai privi di efficacia persuasiva. È tuttavia
151
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 05/10/2026
argomentazione si fonda dunque sul disprezzo, il quale richiede un destinatario: nel mito, gli dèi. Nel 1979 Lyotard definisce la condizione postmoderna come “incredulità verso le metanarrazioni”. Le grandi narrazioni di emancipazione universale e progresso del sapere, un tempo legittimanti la
151
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 05/10/2026
suicidio. La felicità di Sisifo deriva da tale rifiuto. Camus integra un elemento trascurato dai commentatori motivazionali: la lucidità, che avrebbe dovuto costituire il tormento di Sisifo, ne sancisce la vittoria, poiché nessun destino resiste al disprezzo di chi lo comprende. L’intera
141
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 05/10/2026
dimostrazione dell’inconsistenza di ogni consolazione. L’assurdo emerge dall’incontro tra la ricerca umana di significato ed il silenzio del mondo; chi lo percepisce deve mantenerlo aperto, evitando sia il salto metafisico rimproverato da Camus a Kierkegaard e Šestov, sia il
141
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 05/10/2026
Il peso del nulla. “Bisogna immaginare Sisifo felice”: isolata dal contesto, la conclusione de “Il mito di Sisifo” viene spesso interpretata come un incoraggiamento. Nel saggio, redatto a partire dal 1940 durante il collasso della Francia e pubblicato nel 1942, tale affermazione segue la
182
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 04/10/2026
Se Fedez è un maître à penser, il pensiero ha già chiuso e resta solo il maître.
020
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 03/10/2026
Fedez che chiede se Liliana Segre sia intoccabile. Fedez. Segre è sopravvissuta ad Auschwitz. Fedez non sopravvive ad un'ora senza telecamere.
6777
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 03/10/2026
Non ho capito perdonami.
101
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 03/10/2026
Ho risposto.
100
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 03/10/2026
Non so a chi tu risponda ma condivido ogni singola parola.
150
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 02/10/2026
“La compassione è la legge principale, e forse l'unica, dell'esistenza di tutto il genere umano”. “L'idiota”, da Myškin a Rogožin (Parte II, capitolo 4), Fëdor Michajlovič Dostoevskij.
3449
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 02/10/2026
Una reazione molto teutonica. Rimane una grave perdita che tu non abbia potuto proseguire la carriera accademica.
110
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 02/10/2026
Platone ti porta fuori dalla caverna, Aristotele ti ricorda il cappotto, perché fuori fa freddo😉.
010
Lev Nikolaevič Myškin @andreasperelli.bsky.social · 02/10/2026
e non c'è alcun Uno a garantirla. Il rischio di Reale è proprio di aver trasferito il modello plotiniano nel campo in cui non regge.
120